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spesso si assiste ad una severa compromissione della meccanica parietale non
                                            diagnosticata (disfunzione sistolica medioparietale): essa sembrerebbe legata ad
                                            un disarray della matrice extracellulare che porta i cardiomiociti a lavorare su
                                            un pavimento di matrice che non favorisce più la loro contrazione e rilascia-
                                            mento, con conseguente caduta di contrattilità miocardica indipendentemente
                                            dallo stato inotropo.
                                            Con strumenti diagnostici non invasivi possiamo identificare il momento di pas-
                                            saggio tra una fase di compenso e scompenso individuando quegli step che con-
                                            ducono, attraverso l’ipertrofia parietale, la necrosi e la fibrosi interstiziale, alla
                                            disfunzione sistolica (medioparietale e diastolica) prima, ed alla franca disfun-
                                            zione sisto/diastolica poi.
                                            Quindi due devono essere gli obiettivi nel trattamento e nella prevenzione del-
                                            lo SC nel paziente iperteso: il riconoscimento precoce dell’ipertensione arterio-
                                            sa, dell’ipertrofia ventricolare e della disfunzione ventricolare sinistra in fase
                                            asintomatica; ed il trattamento precoce ed aggressivo dell’ipertensione e della
                                            disfunzione ventricolare asintomatica.
                                            Molti studi hanno valutato l’accuratezza di tecniche diagnostiche per il ricono-
                                            scimento precoce della disfunzione ventricolare asintomatica. L’ECG ha una
                                            scarsa sensibilità con un valore predittivo negativo elevato; per il riconosci-
                                            mento dell’ipertrofia parietale il criterio Perugia ha una sensibilità del 34% ed
                                            una specificità superiore al 90% in ipertesi non complicati.
                                            Di contro, la metodica ecocardiografica è ideale per il riconoscimento precoce
                                            della disfunzione ventricolare asintomatica, e oltre a note caratteristiche di am-
                                            pia disponibilità e di relativo basso costo, permette di ottenere informazioni
                                            complete sull’ipertrofia parietale, sulla diagnosi eziologica e sugli indici di fun-
                                            zione ventricolare sistolici e diastolici. Il calcolo della massa ventricolare sini-
                                            stra ottenuta mediante M-Mode costituisce il parametro ecocardiografico di ri-
                                            ferimento per lo studio dell’ipertrofia parietale, importante fattore predittivo per
                                            lo sviluppo di SC.
                                            L’ecocardiografia consente di ottenere una valutazione completa del paziente
                                            con disfunzione ventricolare asintomatica poiché permette il riconoscimento di
                                            pattern normali o di alterata funzione diastolica mediante varie tecniche come
                                            il Doppler TDI, il Color-Doppler e monodimensionale. Per lo screening dei pa-
                                            zienti da sottoporre ad esame ecocardiografico è stato proposto l’uso del BNP e
                                            del suo precursore inattivo, markers sensibili di disfunzione ventricolare e che
                                            mostrano anche un’elevata accuratezza diagnostica.
                                            In conclusione, è stato ampiamente dimostrato da vari trial clinici di confronto
                                            che il trattamento dell’ipertensione arteriosa riduce di circa il 50% il numero di
                                            ospedalizzazioni per SC rispetto al placebo.
                                            I trial STOP-1 e Syst.China hanno dimostrato che la riduzione della pressione
                                            arteriosa sistolica riduce il rischio di SC rispettivamentre del 51 e 58%. Tutto
                                            ciò è indipendente dal trattamento antipertensivo utilizzato. Nei trial in cui si
                                            è confrontata la strategia farmacologica convenzionale (diuretici o beta-bloc-
                                            canti) con ACE-I (HOPE o PROGRESS trial) o ARBs si è dimostrata un’effica-
                                            cia simile.
                                            Tuttavia, sebbene le evidenze sperimentali abbiano dimostrato che il controllo
                                            della pressione arteriosa possa prevenire lo sviluppo di SC, sfortunatamente so-
                                            lo il 28% degli ipertesi in Italia ha una pressione controllata (< 140/90 mmHg).
                                            È necessario quindi un miglioramento del controllo della pressione arteriosa per
                                            prevenire ulteriormente lo sviluppo di SC nella popolazione.



                  CARDIOLOGIA NEGLI OSPEDALI  39
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