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Martedì 3 giugno
In conclusione, il braccio lipidi dello studio ASCOT, interrotto precocemente
dopo 39 mesi (18 mesi prima di quanto previsto), ha dimostrato che, in pazienti
in trattamento antipertensivo e con livelli di colesterolo da normali a modera-
tamente elevati, l’Atorvastatina, già al più basso dosaggio, induce precoci e si-
gnificativi benefici cardiovascolari in aggiunta alla terapia antipertensiva.
Sono stati in seguito analizzati i vantaggi delle statine nelle procedure di riva-
scolarizzazione miocardica. È ormai noto che le statine riducono l’incidenza di
eventi clinici dopo procedure di PTCA o By-pass. In quest’ultimo caso, l’obiet-
tivo terapeutico è il raggiungimento di livelli di LDL < 100 mg/dl.
Infatti, pazienti con tali livelli di colesterolo godevano di una riduzione di inci-
denza di progressione della coronaropatia, occlusione e nuove lesioni su by-pass
venosi.
Le statine invece non sembrerebbero avere effetti sulla riduzione della percen-
tuale di restenosi dopo PTCA (secondo studi condotti in epoca pre-stent). Di
contro, è stato dimostrato che il trattamento con statine (Fluvastatina) vs pla-
cebo dopo 4 ore dalla procedura di PTCA, riduce significativamente l’incidenza
di eventi cardiovascolari avversi, con un ipotizzabile effetto sulla progressione
dell’aterosclerosi.
Infine sono state apportate considerazioni pratiche, tra razionale ed applicabi-
lità territoriale, sulle attuali Linee Guida, con considerazione sulla delineazione
del profilo del rischio e sui livelli ottimali di colesterolo da ottenere, con nuo-
ve proposte sulle carte del rischio globale italiane. (Moderatori: A. Boccanelli,
F. Crea; Relatori: B. Dahlof, I. de Luca, A. Gaspardone, A. Poli).
IL RISCHIO DI INFARTO DEL MIOCARDIO NEGLI ITALIANI
Moderatori: A. Boccanelli, C. Schweiger
Relatori: D. Vanuzzo, M. Ferrario, S. Panico, S. Giampaoli
La Carta del Rischio rappresenta un importante risultato raggiunto nell’am-
bito del Progetto Cuore, realizzato grazie alla collaborazione tra l’ANMCO e l’I-
stituto Superiore di Sanità. Negli ultimi anni sono stati intrapresi diversi studi
longitudinali di vasta portata che hanno permesso la fruizione dei dati relativi
a numerose popolazioni e soprattutto hanno permesso di realizzare le stime del
rischio a livello nazionale, considerando le differenze tra età, sesso, periodo di
osservazione e posizione socioeconomica.
Tutti i soggetti considerati sono stati seguiti in un periodo di follow up al fine
di valutare la mortalità e la morbosità cardiovascolare, e di stimare quindi il ri-
schio cardiovascolare e di infarto miocardico.
Per rischio cardiovascolare assoluto s’intende la probabilità di subire un evento
cardiovascolare in un certo numero di anni.
Deriva storicamente dal rischio coronarico su gruppi di popolazione clinica-
mente sane che possono sviluppare il detto rischio. Il rischio assoluto osserva-
to è dato dall’incidenza e dipende dalla popolazione osservata mentre il rischio
relativo corrisponde al confronto tra il rischio degli esposti rispetto ai non
esposti.
I fattori di rischio sono quelle condizioni che predicono un futuro evento nei
LUGLIO/OTTOBRE 2003 - N. 134/135 36

