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sani; alcuni sono non modificabili, come
                                                                            l’età, il sesso e la familiarità ed altri sono
                                                                            modificabili quali il tabacco, la pressione
                                                                            arteriosa sistemica, il colesterolo, il dia-
                                                                            bete mellito e i livelli di HDL.
                                                                            Potendo intervenire sulle abitudini della
                                                                            popolazione, l’informazione gioca un
                                                                            ruolo importante sul rischio globale nel
                                                                            tentativo di modificare i fattori di rischio
                                                                            legati ad abitudini ed all’alimentazione.
                                                                            La metodologia adottata deriva dal pro-
                                                                            getto MONICA-MONItoring for CArdio-
                                                                            vascular disease. Essa è basata sull’identi-
                                                                            ficazione degli eventi coronarici e cere-
                                                                            brovascolari attraverso l’appaiamento di
                                                                            informazioni ricavabili da due fonti di
                                                                            informazione: i certificati di morte
                                                                            (ISTAT) e le diagnosi di dimissione ospe-
                                                                            daliera.
                                            In questo studio il follow up ha riguardato 17 coorti, arruolate tra la metà de-
                                            gli anni 80 e 90, e seguite longitudinalmente fino al dicembre del 1998.
                                            Sono state valutate le abitudini (tabagismo, sedentarietà), le caratteristiche de-
                                            mografiche (scolarità, stato civile, occupazione) ed i fattori biologici (coleste-
                                            rolemia, HDL-colesterolemia, glicemia, pressione arteriosa, frequenza cardiaca,
                                            peso, altezza). I fattori di rischio più sensibili appaiono essere l’età, la pressio-
                                            ne sistolica, il fumo, il colesterolo totale, il dosaggio delle HDL, il diabete, ma
                                                                            non l’indice di massa corporea.
                                                                            Il  modello cuore, che presenta una mag-
                                                                            giore sensibilità rispetto al PHS ed al
                                                                            PROCAM, ha permesso di individuare il
                                                                            BEST CUORE MODEL utile per predire
                                                                            l’infarto miocardico negli italiani.
                                                                            Tale modello stima la probabilità di am-
                                                                            malare per uomini e donne rispettiva-
                                                                            mente a 10 e a 5 anni (vedi figure).
                                                                            La fascia più a rischio per gli uomini ap-
                                                                            pare essere quella tra i 40 ed i 69 anni
                                                                            senza storia di patologia coronarica. Il
                                                                            plotting è stato eseguito considerando
                                                                            diabete/non diabete, fumatori/non fuma-
                                                                            tori.
                                                                            Nelle donne, il rischio appare essere più
                                                                            basso ma rispetto al modello maschile il
                                                                            follow up è stato minore (cinque anni e
                                                                            non dieci). Tra i ricoveri ordinari per
                                                                            IMA nelle donne l’incidenza è stata mol-
                                            to minore (nella fascia d’età compresa tra i 45 ed i 64 anni, il numero di rico-
                                            veri nelle donne è stato di 4.675 casi contro i 25.357 negli uomini).
                                            Questo riflette l’importante problema della sottovalutazione dell’infarto mio-
                                            cardico acuto nella popolazione femminile.



                  CARDIOLOGIA NEGLI OSPEDALI  37
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