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Martedì 3 giugno
MAIN SESSION
DALL’IPERTENSIONE ARTERIOSA ALLO SCOMPENSO CARDIACO
Moderatori: E. Ambrosioni, P. Verdecchia
Relatori: D. Levy, E. Arbustini, G. de Simone, I. de Luca, J. Staessen,
F. Clemenza
L’ipertensione arteriosa è presente nei paesi industrializzati con un’elevata pre-
valenza. Essa è direttamente correlata a morbilità e mortalità per stroke, scom-
penso cardiaco (SC), cardiopatia ischemica ed insufficienza renale.
La pressione arteriosa (PA) è un tratto complesso ovvero influenzato da diversi
fattori, sia genetici sia non geneticamente determinati. Dall’insieme di dati otte-
nuti da modelli animali e da popolazioni umane, si stima che i fattori genetici
pesino per il 50% sulle variazioni di PA. Il numero di geni contributori noti non
è però ancora ben delimitato.
È importante l’identificazione dei geni che influenzano l’ipertensione: essi pos-
sono essere legati a disordini con trasmissione mendeliana che hanno una scar-
sa prevalenza nella popolazione generale, oppure geni candidati, alcuni dei qua-
li in linkage con l’ipertensione essenziale. A tal proposito, sono stati identifica-
ti oltre 100 geni proposti come contributori dei va-
lori di PA, con risultati molto limitati nella popola-
zione generale (AGTR1, AGTR1A, AT2R1, ADD1,
GNB3, NOS2, NOS2A, HYT1, PNMT, ecc.).
Trial clinici e studi sperimentali hanno dimostrato
che lo scompenso cardiaco rappresenta lo stadio fi-
nale di una serie di eventi che dai fattori ad alto ri-
schio (stadio A delle Linee Guida ACC/AHA sullo
SC) evolve verso la disfunzione ventricolare sinistra
asintomatica (stadio B), a quella sintomatica (stadio
C) fino allo SC refrattario ai trattamenti (stadio D).
Il Framingham Heart Study è un vasto studio epi-
demiologico che ha incluso 5.143 soggetti senza ini-
ziale scompenso cardiaco con un follow-up di 14,1
anni. Durante il periodo di follow-up, 392 soggetti
hanno sviluppato un SC (di cui il 54% erano don-
ne; età media di 73 anni). Tra i 392 pazienti con SC,
357 (91%) erano ipertesi (> 140/90 mmHg; il 79%
con ipertensione arteriosa allo stadio 2), e 35 non lo erano. Il rischio relativo
calcolato di sviluppare SC per i pazienti ipertesi era 2,1 per gli uomini e 3,4 per
le donne. Il rischio di sviluppare uno SC era attribuibile all’ipertensione per il
39% dei maschi ed il 59% delle donne.
Esiste quindi una netta relazione tra ipertensione arteriosa e sviluppo di SC la
cui progressione postulata è la seguente (vedi figura): da un lato, con l’aggiun-
ta di fattori di rischio quali fumo, dislipidemia ed diabete, può svilupparsi un
infarto miocardico con conseguente rimodellamento ventricolare sinistro che
porta a disfunzione sistolica; dall’altro, l’ipertensione e l’associazione di obesità
o diabete può portare ad ipertrofia ventricolare sinistra, rimodellamento ventri-
colare e quindi disfunzione diastolica.
Bisogna considerare che in presenza di SC con frazione d’eiezione conservata
LUGLIO/OTTOBRE 2003 - N. 134/135 38

