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Lunedì 2 giugno


                                            L’angioplastica primaria non è un singolo intervento, ma è una catena di proce-
                                            dure che iniziano con la diagnosi di IMA e terminano con la dimissione del pa-
                                            ziente. Essa è stata considerata nelle Linee Guida dell’ACC/AHA (1999) come
                                            un’alternativa alla trombolisi.
                                            Da allora il numero di trial e di pazienti randomizzati è incredibilmente au-
                                            mentato dimostrando i chiari benefici della PCI. Ad oggi, essa è il trattamento
                                            di scelta se eseguita da un team esperto, entro 90 minuti dal primo contatto me-
                                            dico (evidenza A); è indicata nei pazienti in shock ed in quelli con controindi-
                                            cazioni alla trombolisi (evidenza C). L’angioplastica primaria è risultata più ef-
                                            ficace della trombolisi anche quando il paziente viene trasferito da un ospedale
                                            periferico ad uno provvisto di emodinamica (PRAGUE 1 e 2, AIR-PAMI, MAA-
                                            STRICHT, DANAMI 2).
                                            Sono stati infine riportati i vantaggi del cocktail farmacologico di fibrinolitico,
                                            antitrombotici e antipiastrinici (TNK + aspirina + UFH per 48 ore, con fre-
                                            quente monitoraggio del PTT) che risulta essere il miglior regime litico attual-
                                            mente disponibile per tutti i pazienti con STEMI, inclusi gli anziani.
                                            Sono state evidenziate le attuali indicazioni alla terapia trombolitica da sola
                                            (quando non è possibile eseguire una PCI entro 90 minuti, o in caso di pre-
                                            sentazione molto precoce); in associazione alla PCI (PTCA facilitata, su cui so-
                                            no necessari ulteriori dati e studi randomizzati); in dose ridotta in associazione
                                            ad inibitori IIb/IIIa e PCI (FINESSE, ADVANCE-MI, CARESS); con IIb/IIIa in
                                            monoterapia (ON-TIME, TIGER, FINESSE, ADVANCE-MI).


          MAIN SESSION

          CONVENTION DELLE 394 UNITÀ CORONARICHE.


          LE UTIC NEGLI ANNI 2000: LE RISPOSTE CHE CERCHIAMO

                                            Moderatori: A. Boccanelli, L. Bolognese
                                            Relatori: F. Rovelli, G. Rognoni, A. Mafrici, G.L. Nicolosi, G. Di Pasquale,
                                            L. Sabbadin, C. Greco, C. Cavallini, M. Scherillo, F. Chiarella



                                            Con il documento FIC sulla struttura ed organizzazione funzionale della Car-
                                            diologia si è sancito un importante passo evolutivo, sia in termini culturali che
                                            organizzativi, nel considerare le unità coronariche (UCC) come unità di terapia
                                            intensiva cardiologica (UTIC). L’UTIC è, infatti, l’elemento centrale per la riso-
                                            luzione di problemi cardiologici complessi e l’interfaccia con le altre strutture
                                            del territorio. Questo cambiamento si basa sull’osservazione che l’epidemiologia
                                            della popolazione italiana – dei pazienti cardiopatici in particolare –, è cambia-
                                            ta: sono aumentate le richieste di prolungare e/o migliorare la vita ed è incre-
                                            mentato il numero di utenti sempre più informati e consapevoli.
                                            Inoltre, l’ottimizzazione delle risorse permette di evitarne la dispersione facen-
                                            do perdere autonomia e spazi alla Cardiologia. Oggi il Cardiologo deve saper af-
                                            frontare in modi diversi i problemi relativi ad inusuali presentazioni delle sin-
                                            dromi acute, assumendo un ruolo di leadership in caso di pazienti multidisci-
                                            plinari e nella gestione di sempre nuovi devices. Questo si esplica attraverso la
                                            modificazione della preparazione teorica, che considera l’impiego di nuove te-
                                            rapie, e attraverso la pianificazione di un nuovo network di organizzazione col-



             LUGLIO/OTTOBRE 2003 - N. 134/135  28
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