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Lunedì 2 giugno
stesso. Le cellule staminali possono essere d’origine embrionale o adulte (cioè
che non hanno completato il differenziamento verso il miocardiocita), possono
essere circolanti o residenti in alcune zone del cuore. Tali cellule in circolo pos-
sono essere mobilizzate attraverso alcuni fattori di reclutamento o chemiotattici.
Nella presentazione della componente sperimentale sono stati riportati diversi
esperimenti tra cui l’impianto in vitro di mesangioblasti e l’impiego di una pro-
teina (HMGB1) utilizzata per attrarre cellule nella sede dell’infarto. Sono state
inoltre riportate le sperimentazioni in vitro sulle cellule residenti, secondo quan-
to dimostrato nei celebri esperimenti del Dott. Anversa. Tali cellule sembrereb-
bero essere localizzate in corrispondenza delle zone di minor stress parietale qua-
li l’atrio e l’apice ventricolare. Il Dott. Maggioni ha invece commentato diversi
studi clinici sulle cellule staminali utilizzate in tre gruppi di pazienti: end stage
(cellule staminali midollari, mioblasti), angina non rivascolarizzabile (cellule sta-
minali midollari e stimolazione con GM-CSF), e pochi giorni dopo infarto mio-
cardico acuto (cellule staminali midollari). Nel TOPCARE-AMI è stato valutato
il beneficio di una rivascolarizzazione miocardica associato o meno all’impianto
di cellule staminali in 20 pazienti con infarto miocardico acuto. Dai risultati si
evince un miglioramento del rimodellamento ma non si comprende se il benefi-
cio è legato al bypass aorto coronarico o alle cellule staminali.
Nei casi di angina grave non rivascolarizzabile, è stato effettuato un impianto di
cellule trans-endomiocardiche e secondo quanto riportato si osserva un dato in-
teressante: la regressione della sintomatologia dolorosa.
Dalla discussione si è evinto che non si conosce ancora né che tipo di cellule im-
piantare, né in che quantità. I dati di cui si dispone appaiono contraddittori (per
migliorare la frazione d’eiezione si varia dallo 0,02% al 67%). È inoltre necessa-
rio identificare una popolazione target e per questo è stata proposta la creazione
di un registro. (evidenze cliniche: A.P. Maggioni, evidenze sperimentali: R. La-
tini; panel discussant: E. Arbustini, M. Capogrossi Colognesi, R. Ferrari, M. In-
trona, F. Mauri, F. Quaini, L. Tavazzi, G. Tognoni).
Nel seminario How to Come valutare il successo della riperfusione nell’IMA
sono state presentate tre diverse modalità di valutazione dell’efficacia riperfusiva:
l’analisi del tratto ST, il Myocardial blush e l’ecocontrastografia.
La risoluzione del tratto ST indica la riduzione di area a rischio ischemico. Se-
condo quanto riportato nel gruppo in cui non si assiste alla risoluzione del ST,
si verifica una maggiore incidenza di morte per shock. Nell’ASSENT 3 è stata va-
lutata l’efficacia della riperfusione proprio tramite questo parametro, dimostran-
do i benefici del trattamento proposto grazie ad un’alta percentuale di risoluzio-
ne del tratto ST. Per effettuarla in modo accurato, è importante verificarne l’an-
damento in modo continuo nel tempo e facendo ricorso a tutte le 12 derivazio-
ni. Esistono 5 pattern di risoluzione del tratto ST:
Pattern 1: ST sopraslivellato in modo persistente, cioè in cui non è avvenuta la
ricanalizzazione
Pattern 2: risoluzione del tratto ST senza rialzo, cioè ricanalizzazione avvenuta
Pattern 3: il picco di risoluzione è ritardato ma la risoluzione del tratto ST av-
viene stabilmente
Pattern 4: recupero del tratto ST seguito da diversi episodi di rialzo del tratto ST
Pattern 5: recupero tardivo.
Si segnala che la comparsa di riocclusione è legata ad un maggior numero di arit-
mie. Quindi il tratto ST permette di identificare una riperfusione efficace e sta-
LUGLIO/OTTOBRE 2003 - N. 134/135 24

