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rone, la mortalità per MCI appare ridotta ma aumenta quella per altre cause. Ta-
                                            le farmaco appare efficace solo in pazienti con frazione d’eiezione inferiore al
                                            30%, aritmie all’Holter, già in trattamento con beta-bloccanti ed una frequenza
                                            iniziale superiore agli 80 bpm.
                                                                  Inoltre l’impiego di ACE-inibitori, statine, aspirina,
                                                                  PUFA n3 ha dimostrato di ridurre la MCI nel sotto-
                                                                  gruppo di pazienti con pregresso infarto miocardico.
                                                                  In particolare, si è osservata una riduzione del 20% di
                                                                  MCI nei pazienti che utilizzavano ACE-inibitori, se-
                                                                  condo una metanalisi condotta su 15 trial. L’aspirina la
                                                                  riduce del 4% mentre la pravastatina nel LIPID del
                                                                  17%.
                                                                  La terapia non farmocologica comprende i defibrilla-
                                                                  tori impiantabili e la rivascolarizzazione miocardica. I
                                                                  defibrillatori hanno dimostrato di ridurre la mortalità
                                                                  totale e per morte improvvisa.
                                                                  Nel MADIT I e nel MUSTT i criteri di inclusione so-
                                                                  no stati: pregresso infarto miocardico acuto ed una
                                                                  frazione d’eiezione inferiore al 40%, la presenza di
                                                                  una tachicardia ventricolare all’Holter e di un test
                                                                  elettrofisiologico positivo per indicibilità di TV. Nel
                                            MADIT I è stato dimostrata una riduzione della mortalità totale del 50% e del
                                            64% nel MUSTT.
                                            Nel MADIT II la riduzione di mortalità è stata del 31% per i pazienti con un
                                            pregresso IMA ed una frazione d’eiezione inferiore al 30%, senza necessaria-
                                            mente avere uno studio elettrofisiologico positivo. Nel CABG PATCH è stata
                                            dimostrata invece una scarsa importanza dell’impianto di un defibrillatore per-
                                            ché tutti sottoposti a rivascolarizzazione chirurgica.
                                            Nella cardiomiopatia ipertrofica l’ICD è consigliato prima dell’assunzione di cor-
                                            darone secondo quanto dimostrato da uno studio non randomizzato multicen-
                                            trico coordinato da Barry Maron sul numero di scariche appropriate del defi-
                                            brillatore impiantabile in prevenzione primaria. Nella cardiomiopatia dilatativa
                                            il trattamento da preferire riguarda l’impiego dei beta-bloccanti e degli ACE-ini-
                                            bitori, mentre l’ICD non sembra avere alcun valore protettivo come espresso
                                            dallo studio CAT. Gli stessi risultati sono stati riportati nello studio AMIOVIRT
                                            all’AHA 2000 che però non è mai stato pubblicato.
                                            Nelle cardiopatie valvolari,  la cardiochirurgia permette di prevenire efficace-
                                            mente la morte improvvisa in caso di stenosi aortica. Nelle sindromi aritmoge-
                                            ne ereditarie, non esistono delle indicazioni chiare per quanto riguarda la pre-
                                            venzione primaria mentre per la sindrome del QT lungo è importante non som-
                                            ministrare farmaci che allungano il QT, evitare lo sport e si possono sommini-
                                            strare i beta-bloccanti.
                                            Nel Brugada l’utilizzo dell’ICD è consigliabile nei pazienti che hanno avuto una
                                            episodio sincopale mentre è controverso in prevenzione primaria. Dall’analisi
                                            costo-efficacia sull’ICD bisogna considerare il costo per anno di vita salvato. Se-
                                            condo quanto riportato nel MADIT II, tale device appare essere efficace negli
                                            anni ma secondo questo studio aumenta il numero di pazienti da trattare ri-
                                            spetto a MADIT e al MUSTT.
                                            Nella strategia post-evento esiste una sensibilizzazione alla defibrillazione preco-
                                            ce ma c’è anche molta confusione, e le normative nazionali e regionali si modi-



                  CARDIOLOGIA NEGLI OSPEDALI  19
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