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Per quanto riguarda invece la gestione del pa-
ziente resuscitato bisogna ricordare che la rimo-
zione della causa dell’ischemia è sufficiente a ga-
rantire la riduzione del rischio di MCI. Nei pa-
zienti con pregresso IMA invece la rivascolariz-
zazione non può porre rimedio su lesioni irre-
versibili.
Di per sé, la prognosi può migliorare forse per-
ché aumentando la frazione d’eiezione migliora
la stabilità elettrica. Un sottostudio dell’AVID ha
dimostrato che i pazienti rivascolarizzati hanno
un rischio di recidive inferiore. Tale dato appare
essere in contrasto con uno studio non rando-
mizzato di Lessmeier et al., condotto su 300 pa-
zienti, in cui è stato riportato che le recidive co-
munque non venivano evitate dal by-pass.
Lo studio elettrofisiologico ad oggi ci permette di identificare diversi quadri: le
tachicardie ventricolari monomorfe che indicano la presenza di un substrato sta-
bile e che nel 70-80% dei casi non possono essere modificate dalla rivascolariz-
zazione, a differenza della FV che si riduce significativamente dopo PTCA o
CABG. Ad oggi, però, si ritiene che lo studio elettrofisiologico non rivesta una
grossa utilità in questo tipo di pazienti. Nei trial di prevenzione secondaria
(DUTCH, AVID, CASH, CIDS) è stata confrontata la terapia medica (prevalen-
temente amiodarone) con ICD. L’ICD ha dimostrato di essere superiore, ripor-
tando una riduzione della mortalità che va dal 31 al 20% a seconda degli studi,
soprattutto nei pazienti più gravi (frazione d’eiezione <40%). Secondo le linee
guida europee, l’indicazione all’impianto di ICD è di tipo IA nei pazienti post
IMA con TVS/FV resuscitata o mal tollerata. Per quanto riguarda le altre car-
diopatie, l’ICD ha una indicazione di tipo I ma con una evidenza di tipo B o C.
Anche nelle linee guida americane, l’ICD ha un’indicazione di tipo I nei pazienti
che hanno avuto un arresto cardiaco (classe A) o con tachicardie ventricolari
sostenute in pazienti con cardiopatie strutturali (tipo B).
Quindi, l’algoritmo di gestione dei pazienti resuscitati comprende l’identifica-
zione di cardiopatie strutturali e l’intervento sulle patologie correggibili (ad
esempio di PTCA o CABG su coronaropatia o sostituzione valvolare in caso di
stenosi aortica). La terapia conservativa è proponibile nei pazienti con frazione
d’eiezione conservata e con TV/FV da causa intercorrente o rimovibile.
LA STRATEGIA DELL’ANMCO
PER LA GESTIONE DEL PROBLEMA DELLA MORTE IMPROVVISA
La strategia dell’ANMCO per la gestione della morte improvvisa, evento così
drammatico sul piano sociale, si basa su tre punti: la conoscenza del problema,
la formazione degli operatori e la programmazione degli interventi. È impor-
tante allora conoscere le dimensioni, le cause ed i meccanismi alla base della
morte improvvisa, e verificare i risultati dei provvedimenti di cui disponiamo
per contrastarla. Ad oggi le informazioni epidemiologiche sono incomplete e
poco aggiornate, con dati su popolazioni relativamente piccole e con la maggior
CARDIOLOGIA NEGLI OSPEDALI 21

