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Domenica 1 giugno
e difetti di conduzione per blocco di branca) che strumentali.
Tra le variabili strumentali ricordiamo la ridotta frazione d’eiezione, la presen-
za di aritmie ventricolari (BEV, TVNS) e di potenziali tardivi, la ridotta varia-
bilità della frequenza cardiaca e la ridotta sensibilità barocettiva, l’onda T al-
ternante e l’inducibilità di aritmie ventricolari. Una frazione d’eiezione ventri-
colare sinistra uguale od inferiore al 35%, secondo quanto riportato in diversi
studi (anche nel recente trial BEST ICD), permette di identificare una percen-
tuale compresa tra il 10.6% ed il 25% dei pazienti a rischio di morte improv-
visa. Volpi e coll. hanno riportato che il rischio aritmico aumenta in maniera
esponenziale in rapporto alla frazione d’eiezione calcolata con ecocardiogram-
ma. Infatti, nel MADIT II questo è stato considerato uno dei criteri cardine per
l’impianto di un defibrillatore.
Dallo studio MADIT I e dal MUSTT, si evince che l’inducibilità di aritmie mi-
nacciose può essere inclusa come criterio di elegibilità per l’impianto del defi-
brillatore. Nel MADIT II invece, tale dato viene smentito: nel gruppo di pazienti
con inducibilità di aritmie è stata riscontrata una minore incidenza di scariche
dell’ICD. Questi risultati pongono serie questioni riguardo l’utilità dello studio
per l’inducibilità delle aritmie nell’indicazione all’impianto di ICD.
Tutti questi parametri hanno un valore predittivo positivo basso ed uno negati-
vo alto se presi singolarmente, pertanto l’approccio migliore è quello integrato.
Quando sono considerati in modo integrato si riduce la sensibilità ad aumenta
la specificità. Nella cardiomiopatia ipertrofica, i fattori predittivi di mortalità so-
no: uno spessore del setto interventricolare ≥ 3 cm, tachicardia ventricolare non
sostenuta, sincope ed un’anomala risposta tensiva allo sforzo. Tali fattori, quan-
do associati, fanno aumentare la mortalità in modo considerevole: infatti, tale
dato aumenta al 64% a sei anni. Nella cardiomiopatia dilatativa, l’unico fattore
predittivo appare essere la sincope. La frazione d’eiezione ridotta e le tachicar-
die ventricolari non sostenute non indicano invece l’utilità dello studio elettro-
fisiologico.
Tra le cardiopatie valvolari, è da ricordare la stenosi aortica dove sincope ed an-
gina sono forti indicatori di rischio di morte improvvisa. Nel prolasso della val-
vola mitrale potrebbero avere un ruolo la familiarità per morte improvvisa e la
presenza di una valvola mixomatosa e ridondante.
Nella displasia aritmogena del ventricolo destro, la dilatazione del ventricolo de-
stro associato alla inducibilità di TV sono le maggiori variabili predittive di MCI.
Nella sindrome del QT lungo, la sincope, la sordità e la variante LQT3 rappre-
sentano un fattore di rischio con indicazione di classe I ad effettuare lo studio
elettrofisiologico. Nella sindrome di Brugada gli indicatori sono rappresentati
dalla familiarità e dalla sincope ma il valore dello studio elettrofisiologico non
è ancora sicuro.
A tal proposito esistono dati contrastanti: secondo il gruppo Brugada, è impor-
tante eseguire lo studio elettrofisiologico nei pazienti con ECG di base con il ti-
pico pattern della sindrome, mentre per il gruppo della Priori tale studio non
ha valore. Nel trattamento di questi sottogruppi esistono diversi presidi tera-
peutici che comprendono sia terapie farmacologiche che non.
Tra i farmaci ricordiamo l’importante ruolo svolto dai beta-bloccanti che ha di-
mostrato una riduzione della MCI del 33%, secondo quanto riportato nella me-
tanalisi di Yusuf: tale dato è stato recentemente confermato dal trial CAPRI-
CORN che utilizzava il carvedilolo. Per quanto riguarda l’amiodarone, non è sta-
to riscontrato lo stesso beneficio in quanto nei trial che utilizzavano l’amioda-
LUGLIO/OTTOBRE 2003 - N. 134/135 18

