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Domenica 1 giugno


          MAIN SESSION


          MORTE CARDIACA IMPROVVISA

                                            Moderatori: M. Santini, G. Vergara
                                            Relatori: S. Priori, F. Valagussa, A. Raviere, R. Vergassola, P. Delise,
                                            M. Zoni Berisso



                                            Si definisce morte cardiaca improvvisa (MCI) la morte naturale, inattesa, pre-
                                            ceduta da improvvisa perdita di coscienza, che si verifica entro un’ora dall’inizio
                                            dei sintomi, in soggetti con o senza cardiopatia nota preesistente, ed in cui l’e-
                                            poca e la modalità di morte sono imprevedibili. La MCI rappresenta l’80% di tut-
                                            te le morti improvvise, il 50% delle morti nei pazienti cardiopatici, è la causa di
                                            morte più comune fra i 20 ed i 65 anni, e circa l’80% dei casi avviene a domici-
                                            lio del paziente. L’incidenza varia da 0.3 a 1.3/1000 per anno e la stima media
                                            nei paesi industrializzati è di 1 per 1000/anno. Tale dato è confermato anche ne-
                                            gli studi italiani, secondo quanto riportato dal FAPS (Friuli) con 0.95 ca-
                                            si/1000/anno o dal progetto Vita Piacenza (Emilia): 1.10 casi/1000/anno. Secon-
                                            do i dati ISTAT del 2000 sulle cause di morte in Italia, la MI ha una incidenza
                                            pari a 57.000 (10,2%), più frequente ad esempio del tumore della mammella.
                                            All’analisi dei meccanismi aritmogeni alla base della MCI, le aritmie più fre-
                                            quentemente associate sono le tachiaritmie ventricolari (75%) seguite dalle bra-
                                            diaritmie (20%) e dalle dissociazioni elettromeccaniche (5%).
                                            La cardiopatia ischemica rappresenta la causa più frequente di MCI (70-80%); al-
                                            tre patologie strutturali sono invece importanti substrati di MCI (Cardiomiopa-
                                            tia dilatativa, Ipertrofia e valvulopatie). Viene sempre più riconosciuto il ruolo
                                            delle malattie aritmogene ereditarie (LQTS, SdB, CPVT). Nel 5% dei casi vi è as-
                                            senza di alterazioni strutturali.
                                            Per molti anni ci si è focalizzati sul rapporto ischemia acuta e MCI, e recente-
                                            mente il ruolo dell’insufficienza ventricolare sinistra è emerso chiaramente, gra-
                                            zie a numerosi studi sulla popolazione con infarto miocardico e disfunzione ven-
                                            tricolare sinistra.
                                            Secondo l’ATLAS, la MCI è preceduta nel 28% dei casi da un ricovero per episo-
                                            dio di scompenso cardiaco, nel 15% da infarto o angina instabile, nel 5% da arit-
                                            mie sopraventricolari e nel 7% da un episodio di TV. Inoltre, secondo quanto ri-
                                            portato nel MERIT HF i pazienti con disfunzione ventricolare sinistra e alta clas-
                                            se NYHA hanno una maggiore incidenza di MCI.
                                            L’interazione substrato – fattore scatenante delle tachiaritmie ventricolari – e
                                            MCI riconosce un ruolo molto importante alla regolazione del sistema nervoso
                                            autonomo (squilibrio tra stimolazione adrenergica e vagale).
                                            I rischi legati all’età sono collegati a cause diverse: negli adolescenti e nei giova-
                                            ni adulti sono la miocardite e le patologie genetiche; mentre l’età avanzata rico-
                                            nosce come causa principale la coronaropatia e le cardiomiopatie. La familiarità
                                            costituisce comunque un fattore di rischio indipendente anche all’interno della
                                            cardiopatia ischemica.
                                            Due studi hanno recentemente valutato la componente genetica nella MCI:
                                            Friedlander e coll. hanno dimostrato che il rischio di MCI aumenta di 1,57 vol-
                                            te se vi è storia familiare di MCI o di IMA (fattore indipendente). Jouven et al
                                            hanno dimostrato che il rischio di MCI aumenta di 1,8 volte se vi è storia fami-



             LUGLIO/OTTOBRE 2003 - N. 134/135  16
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