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STRATEGIE CLINICO-DIAGNOSTICHE
Moderatori: F. Bovenzi, E. Geraci
Relatori: M. Galli, M. Gheorghiade, F. Magliari, B. Martini
Nel seminario How to “Strategie clinico-diagnostiche” è stata soprattutto
rilevata la prevalenza dello scompenso cardiaco (SC) tra le malattie cardiova-
scolari ed il sottoutilizzo delle attuali strategie diagnostiche e delle comprovate
possibilità terapeutiche nella pratica clinica. Circa 4,8 milioni di persone si am-
malano annualmente di SC negli Stati Uniti con 550.000 nuovi casi l’anno. Nel
solo 1999 sono stati dimessi 962.000 pazienti con diagnosi di SC, con un in-
cremento del 155% rispetto agli ultimi 20 anni. Nonostante i notevoli progres-
si in campo diagnostico e terapeutico, la mortalità a cinque anni per SC rima-
ne ancora del 50% circa. I beta-bloccanti fanno ormai parte del trattamento stan-
dard dello SC e nel 2001 le Linee Guida dell’ACC/AHA ne hanno raccomanda-
to l’uso, ove non controindicati, in tutti i pazienti con SC e funzione sistolica
compromessa, sia esso di grado lieve, moderato o severo. Nonostante ciò, i be-
ta-bloccanti sono utilizzati nel 30% dei pazienti, secondo stime ambulatoriali.
Detto ciò, bisogna considerare che esiste un’importante opportunità di iniziare
un trattamento che possa impedire la progressione dello SC (ad es. ACE-inibi-
tori e beta-bloccanti) prima della dimissione dall’ospedale. In questo modo è
stato dimostrato che vi è un aumento della percentuale di pazienti in tratta-
mento corretto, della compliance a lungo termine e degli outcome clinici. Biso-
gna inoltre considerare che l’ospedalizzazione, rispetto ad una visita ambulato-
riale, offre un momento d’incontro col paziente che è unico per la lunghezza del
rapporto e l’integrazione di varie figure professionali e specialistiche.
I risultati dell’IMPACT-HF, presentati al Congresso dell’American Heart Asso-
ciation a Chicago nel 2002, sono a tal proposito incoraggianti. L’IMPACT aveva
l’obiettivo di valutare la sicurezza e l’efficacia di una terapia con carvedilolo ini-
ziata durante l’ospedalizzazione in pazienti con diagnosi di SC e frazione d’eie-
zione ≤ 40%, e di osservare quindi gli effetti sull’utilizzo del beta-bloccante a 60
giorni dalla randomizzazione in confronto ad una stessa terapia iniziata a ≥ di
due settimane dalla dimissione. Al follow-up, il 91% dei pazienti (n=185) in cui
era stata iniziata la terapia con carvedilolo in pre-dimissione, continuavano ad
assumere il farmaco, contro il 73% dei pazienti (n=178) che lo avevano inizia-
to dopo la dimissione (p <0.0001). Oltre a ciò, il gruppo trattato in pre-dimis-
sione raggiungeva dosaggi più elevati di carvedilolo a 60 giorni senza aumenta-
re il rischio di peggioramento dello SC o di altri eventi cardiovascolari.
L’OPTIMIZE-HF, proposto dal Prof. Gheorghiade, è un nuovo programma di Ho-
spital-based e di Care improvement ed allo stesso tempo un registro web per pa-
zienti ospedalizzati con diagnosi di SC. Si propone di arruolare circa 500 ospe-
dali (> 5.000 casi) negli USA prima, ed in tutto il mondo poi, che lavoreranno
in collaborazione al fine di migliorare il management dei pazienti con SC. Gli
obiettivi saranno: il miglioramento del medical care e dell’education dei pazienti
ospedalizzati con frazione d’eiezione ≤ 40% o con sintomi ma funzione sistoli-
ca preservata e segni di disfunzione diastolica; di accelerare l’inizio di quelle te-
rapie raccomandate dalle linee guida ed identificate come life-saving; di supera-
re il gap tra linee guida e real world eliminando le barriere che impediscono il
corretto ed ampio utilizzo di ACE-inibitori e beta-bloccanti nello SC.
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