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relate allo stroke (fibrillazione atriale, cardiopatia ischemica e valvulopatie),
                                            compito dei Cardiologi è attuare una scrupolosa opera di correzione dei singo-
                                            li fattori di rischio (come diabete, ipertensione arteriosa e dislipidemia) in pa-
                                            zienti con rischio cardiovascolare medio-elevato.
                                            A tale proposito vari studi, tra cui il CARE ed il LIPID, hanno dimostrato una
                                            riduzione del rischio relativo (RR) di stroke in pazienti ad alto rischio trattati
                                                            con ipolipemizzanti. L’effetto favorevole delle statine potreb-
                                                            be essere legato non solo alla diminuzione dei livelli di cole-
                                                            sterolo ma anche al miglioramento della funzione endotelia-
                                                            le, alla stabilizzazione della placca, alla modulazione dell’in-
                                                            fiammazione e all’attività antiaggregante piastrinica.
                                                            È ormai appurato che il calo dei livelli di pressione arteriosa
                                                            riduce il rischio di stroke. Vi è, infatti, una relazione conti-
                                                            nua tra stroke ed ipertensione arteriosa. L’hanno dimostrato
                                                            trial di confronto tra intervento farmacologico e placebo
                                                            (SHEP, SYST-EUR, HOPE), trial di confronto sull’efficacia del-
                                                            la terapia (HOT) e quelli  che confrontavano diversi regimi
                                                            terapeutici antipertensivi tra loro (STOP, NOR-DIL, CAPPP,
                                                            ed altri).
                                                            Nei trial in cui si è utilizzata una terapia antipertensiva con-
                                                            venzionale (diuretici e beta-bloccanti) si è sempre registrato
                                                            un trend a favore del trattamento in termini di dinimuzione
                                                            del rischio relativo per stroke. Ultimamente si è visto che la
                                                            prevenzione dell’ictus può essere anche prevenuta con altri
                                                            farmaci che non siano quelli convenzionali. Infatti, l’uso di
                                            ACE-inibitori e Ca-antagonisti ha apportato una netta riduzione di incidenza di
                                            ictus dimostrando che ogni tipo di terapia antipertensiva, indipendentemente
                                            dal farmaco utilizzato, risulta protettiva da eventi cerebrovascolari.
                                            La riduzione dei valori di tensivi arteriosi (<130/85 mmHg) è stata chiaramen-
                                            te associata ad una maggiore protezione renale e cerebrovascolare anche in pa-
                                            zienti diabetici e nefropatici. Di contro, valori di 130-150 mmHg di pressione
                                            arteriosa sistolica, aumentano notevolmente il rischio di stroke (studio MRFIT).
                                            Ampiamente citato è stato lo studio LIFE, multicentrico a doppio cieco, che ha
                                            randomizzato 9.193 pazienti, ipertesi con ipertrofia ventricolare sinistra, a Lo-
                                            sartan (50 mg) o Atenololo (50 mg) al fine di valutarne gli effetti a lungo ter-
                                            mine sulla mortalità cardiovascolare. Al follow-up a quattro anni si è registrato
                                            un calo dei valori tensivi simile nei due gruppi, ma nel gruppo Losartan si è ot-
                                            tenuta una riduzione in termini di mortalità, stroke ed infarto miocardico con
                                            una riduzione del rischio relativo per stroke del 24%.
                                            Sono stati inoltre evidenziati i risultati dell’Heart Protection Study (HPS), trial
                                            multicentrico a doppio cieco che ha randomizzato 20.536 pazienti ad alto ri-
                                            schio cardiovascolare a simvastatina (40 mg/die) e placebo. Ne è conseguito che
                                            il gruppo trattato con simvastatina ha beneficiato di una riduzione del rischio
                                            relativo di mortalità pari al 12%, di morte per cause cardiovascolari del 17% e
                                            di morte per altre malattie del 5%, indipendentemente dal sesso, dall’età e dai
                                            livelli ematici basali di colesterolo LDL. Importante sottolineare che eventi ce-
                                            rebrovascolari si sono verificati nel 4,3% dei pazienti trattati con simvastatina vs
                                            il 5,7% di quelli che assumevano placebo (p <0.0001).
                                            È stato infine affrontato il problema del diverso profilo di sicurezza delle stati-
                                            ne e della loro opportuna scelta considerando la differenze per struttura e na-
                                            tura, emivita, l’effetto sul colesterolo LDL e sulle lipoproteine ed effetti pleio-
                                            tropici.



                  CARDIOLOGIA NEGLI OSPEDALI  13
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