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Le Unità per la valutazione del dolore toracico: le “Chest Pain Unit” (CPU)
Diffusissime ormai negli U.S.A., ma ancora rare in Europa, le CPU sono aree di osservazione, generalmente limitrofe al PS,
dotate di sistemi di monitoraggio ECG continuo e di quanto necessario per fronteggiare una rianimazione cardiopolmonare,
ma sprovviste delle altre costose e complesse attrezzature delle Unità Intensive. L’obiettivo principale è quello di giungere alla
diagnosi definitiva entro un breve lasso di tempo dall’arrivo in PS/DEA (al massimo 24 ore). Numerosi studi hanno dimostrato
che le CPU migliorano la qualità e l’efficacia delle prestazioni nei pazienti con DT, soprattutto rispetto alla vecchia politica di
ricovero per tutti. Un periodo di osservazione di 12-24 ore è infatti adeguato per stabilire o escludere una diagnosi corretta
di infarto miocardico in oltre il 99% dei casi.
Le ‘Chest Pain Unit’ sono davvero necessarie anche in Italia?
L’attivazione di una CPU si può realizzare con fisionomia differente, conservando tuttavia le medesime caratteristiche di effi-
cacia, efficienza e qualità. Più che un luogo, dovrebbe quindi rappresentare un modo di essere e di attendere alla definizione
diagnostica dei pazienti con DT acuto. Occorre infatti tenere presente che negli ospedali minori il Cardiologo può essere pre-
sente solo in certi orari. Il medico di guardia del PS non sempre ha competenze cardiologiche e/o elettrocardiografiche, per
cui c’è il rischio di sovrastimare o di sottostimare sintomi e segni, ricoverando in eccesso nel primo caso o rinviando a domi-
cilio anche pazienti ad elevato rischio nel secondo caso.
Più e prima di discutere di spazi fisici rigidamente attribuiti alla CPU è necessario quindi delineare i percorsi clinici che i
pazienti con DT devono seguire e che – nella sostanza – devono essere analoghi in tutti gli ospedali, indipendentemente dalle
loro dimensioni. In Italia l’esigenza di migliorare la rapidità e l’efficacia delle decisioni nel DEA si è concretizzata nella crea-
zione da parte delle principali società scientifiche interessate, l’ANMCO e la SIMEU, di una commissione congiunta che ha il
compito di affrontare le problematiche comuni di gestione del dolore toracico.
Dolore toracico acuto al PS/DEA: Gli aspetti ancora controversi
Diversamente da quanto successo per le SCA, non si è adeguatamente sviluppata nel nostro Paese la cultura della gestio-
ne del dolore toracico attraverso protocolli discussi e condivisi tra le varie componenti del continuum DEA-Divisione di
Cardiologia. In particolare, non sono stati affrontati grandi temi, come i percorsi ospedalieri in caso di dolore toracico ‘a
basso rischio’ o per il dolore toracico di probabile origine non cardiaca. Restano poi da risolvere numerosi problemi strut-
turali: basti pensare allo spettacolo vergognoso di pazienti costretti a restare per ore nelle sale di attesa dei PS/DEA duran-
te il necessario periodo di ‘osservazione’ di almeno 6 ore dopo l’iniziale triage per dolore toracico acuto.
Dal punto di vista organizzativo, è
ancora ambiguo il ruolo del cardio-
logo nelle fasi iniziali del percorso
nel DEA e nella successiva fase di
osservazione per i pazienti a rischio
basso-intermedio. E ancora sono da
risolvere aspetti medico-legali deli-
cati, come l’identificazione degli
esami diagnostici ‘minimi’ cui sotto-
porre i pazienti giunti per dolore
toracico acuto in un qualsiasi
PS/DEA. Risposte concrete a tutte
queste cruciali problematiche non
possono certo scaturire da singoli
‘esperti’ ma devono piuttosto essere
date dalle nostre società scientifi-
che (ANMCO/SIC/FIC).
È certamente ad esse che spetta il
diritto/dovere istituzionale di elabo-
rare soluzioni congiunte, portarle
all’attenzione dei decisori pubblici e
,
Georges Braque,“Le jour”1929 poi vigilare sulla loro attuazione.
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