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del malato è necessario e imprescindibile per migliorare le loro capacità diagnostiche.
            L’auscultazione (Tab I) si pratica su un paziente comodo, a torace scoperto, in un luogo tranquillo e silenzioso, invitandolo ad
            inspirare e successivamente ad espirare e poi trattenere il respiro o respirare molto dolcemente.

            Conclusioni
            Si pensava in passato che per formulare una corretta diagnosi, la storia clinica contribuisse per il 70%, l’esame fisico per il
            20%, gli esami strumentali per il 10%.Attualmente questa affermazione non è più valida perché sono disponibili test di labo-
            ratorio ed esami strumentali estremamente accurati per formulare una corretta diagnosi.
            La storia clinica, inclusi l’esame obiettivo e la valutazione della personalità del paziente sono considerati però parte impor-
            tante dell’intera valutazione al letto del malato.
            L’impegno, l’accuratezza di giudizio e il senso di responsabilità, la pazienza, l’intelligenza e l’abilità che si richiedono ad un
            Cardiologo non sono comuni. La raccolta dell’anamnesi e la valutazione razionale dei sintomi riferiti dai pazienti richiedono
            però disponibilità di tempo, acume e capacità a stabilire un contatto umano.
            Ad un’anamnesi intelligente e ben condotta deve far seguito un accurato esame fisico che può fornire fondamentali infor-
            mazioni indispensabili per la diagnosi differenziale di alcuni segni o sintomi.
            Infine un buon Cardiologo non deve dimenticare che il cuore fa parte dell’organismo, pertanto non può limitare il suo inte-
            resse unicamente all’apparato cardiovascolare, altrimenti il suo ruolo si riduce a quello di un tecnico che analizza non un
            malato ma i risultati di indagini strumentali.
            Alla fine del colloquio anamnestico e successivamente con l’esame fisico, un buon Cardiologo possiede le informazioni suffi-
            cienti per formulare un’ipotesi diagnostica.
            A queste informazioni si aggiungeranno quelle derivate dall’uso appropriato delle moderne tecnologie diagnostiche per for-
            mulare una diagnosi definitiva. Se viceversa, non è possibile stilare una diagnosi definitiva, si prenderanno altre decisioni dia-
            gnostiche.
            La corretta comprensione delle problematiche cardiovascolari di un paziente richiede che il medico stabilisca una diagnosi
            non solo eziologica ma anche anatomica e fisiopatologica. Successivamente stabilirà lo stato cardiovascolare, lo stato funzio-
            nale (in base alla classificazione NYHA o della Canadian Cardiovascular Society), la prognosi e un’idonea terapia.
            In un’epoca, come quella attuale di consumismo sanitario e di linee guida con un’“affollata” esecuzione di esami strumentali
            e di laboratorio, sospettare correttamente una malattia cardiovascolare permette di escludere alcune indagini superflue con
            la definizione di un razionale iter diagnostico. Questo può collaborare anche a controllare l’espansione della spesa sanitaria.


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