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Questo modello è insostenibile non tanto per motivi economici quanto di appropriatezza e di qualità delle cure, come ci spie-
ga, in maniera magistrale, Giuseppe Steffenino . 6
La risposta corretta viene da un documento federativo “Struttura e organizzazione funzionale della Cardiologia” . Nel docu-
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mento della FIC si afferma che le UTIC sono:
- la sede unica ed appropriata per la cura e la gestione delle sindromi coronariche acute e di tutte le emergenze cardiologi-
che;
- il nodo fondamentale di una rete per la gestione dell’Emergenza-Urgenza cardiologica di cui fanno parte anche il 118 ed i
Dipartimenti di Emergenza-Urgenza.
L’accessibilità ad un trattamento invasivo deve essere garantita a tutti i pazienti, sia quelli afferenti ad un ospedale con un
centro cardiologico con laboratorio di emodinamica attivo sulle 24 h (centri Hub), come quelli afferenti ad un centro che ne
sia privo (centri Spoke). Di conseguenza sorge la necessità di creare una rete tra ospedali a diversa dotazione strumentale.
Il documento succitato ufficializza la nuova filosofia della rete Hub e Spoke, introduce un modo nuovo, moderno ed efficace
nella gestione del cardiopatico acuto ed assicura uniformità di trattamento a tutta la popolazione.
In questo modello il paziente è al centro del percorso assistenziale, i ruoli di tutti gli attori sono ben distinti e complementa-
ri, si danno forza e si legittimano vicendevolmente. Non può esistere l’uno senza l’altro; l’UTIC Spoke non è un semplice for-
nitore d’opera ma invia il paziente alle UTIC Hub, per l’esecuzione di una procedura per poi riprenderlo in carico per il con-
trollo della fase post acuta, per la stratificazione prognostica, per il follow-up.
Due problemi sono centrali nel modello organizzativo Hub and Spoke:
- La sicurezza del trasporto: sono ormai numerose le evidenze della letteratura internazionale e nazionale in merito
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(Wermeer e coll. , PRAGUE , DANAMI - 2 ,AIR – PAMI , PRAGUE – 2 , Margheri e coll. ,Vendrametto e coll. , 1 Musso
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e coll. );
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- La tempestività nel trattamento: questa richiede automatismi di collaborazione efficienti e strutturali tra la UTIC, il DEA, il
sistema 118, anche ricorrendo a servizi di telemedicina.
L’attenzione della gran parte dei Cardiologi e dei decisori pubblici oggi è concentrata sulla popolazione di pazienti con infar-
to miocardico ST sopraslivellato. Ma quanti sono i pazienti? Dai numeri del ministero della salute, relativi all’anno 2002, l’in-
cidenza di infarto acuto del miocardio sul territorio nazionale, è stato di 111.298 (pari a 1.900 casi per milione di abitanti).
Dall’analisi delle SDO della Regione Lombardia abbiamo 1.400 infarti per 1.000.000 di abitanti.
Ai fini dello svolgimento del nostro ragionamento un dato epidemiologico di grande interesse è quello relativo al numero di
infarti STEMI osservati entro 12 ore dall’esordio dei sintomi quindi con indicazione al trattamento riperfusivo immediato. Nei
più recenti registri italiani (BLITZ, VENERE, GESTIMA) questi ammontano a 600-800 pazienti/milione di abitanti/anno. Se
consideriamo una UTIC con 4-6 posti letto, gli infarti ST sopra rappresenterebbero non più del 30-40% del totale di ricoveri
annui.
La restante quota dei casi di
infarto ha indicazione al ricove-
ro in UTIC ma non al tratta-
mento riperfusivo immediato; è
sufficiente che la coronarogra-
fia e l’eventuale PTCA sia ese-
guita nel giro di 48 ore.
Il numero di pazienti con IMA
NSTEMI è superiore rispetto
alle forme ST sopraslivellato ed
il divario è destinato ad
aumentare nel tempo.
Le UTIC non rappresentano
soltanto la sede di cura
dell’Infarto Miocardico Acuto
ma più in generale dei pazien-
ti cardiologici acuti o critici, di
particolare gravità ed impegno
assistenziale. Sir Samuel Luke Fildes,The Doctor,1891
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