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FORUM SALVATE LEUTIC SPOKE
“Le UTIC il più importante progresso mai avvenuto nel trattamento dell’Infarto Miocardico Acuto”
(E.Braunwald)
di M. Filice, F. Bovenzi, S. Berti,A. Comella, U. Conti, S. Di Marco, A. Genovesi Ebert, R. Gentilini, C. Giustarini
Sono passati 47 anni da quando Julian presentava la prima descrizione di una terapia intensiva cardiologica alla British
Thoracic Society . Lo stesso, 2 anni dopo, apriva a Sidney la prima UTIC. Da allora la storia di questi reparti è stata una sto-
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ria di grandi successi sul piano assistenziale e culturale.
Le UTIC hanno subito una costante evoluzione passando da unità di controllo del ritmo cardiaco (anni ’60), al controllo dei
fattori che aumentano l’area di necrosi (anni ’70), a luoghi deputati al ripristino della perfusione miocardica (anni 80-90).
Ognuna di queste trasformazioni era accompagnata da una
consistente riduzione della mortalità intraospedaliera per
EVOLUZIONE DELLE UTIC
Infarto Miocardico Acuto .
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Anni ’60 Unità antiaritmiche: monitoraggio ECG, defi-
brillazione, rianimazione cardio polmonare
Anni ’70 Controllo dei fattori che aumentano l’area di
necrosi (vasodilatatori, ß-bloccanti, monito-
raggio emodinamico, IABP)
Anni ’80 Trombolisi
Anni ’90 Angioplastica primaria
Oggi, in un clima di forte entusiasmo per il trattamento
meccanico dell’Infarto Miocardico Acuto, si sta facendo
strada una corrente di pensiero, per il momento ancora un
leggero brusio, che sostiene l’obsolescenza delle UTIC
senza emodinamica.
L’affermarsi di un tale modo di pensare è carico di conse-
guenze perché:
- porta ad una estrema semplificazione il modello assistenziale delle Sindromi Coronariche Acute che viene ad essere iden-
tificato con l’erogazione di una unica procedura, sia pure di grande rilievo clinico;
- mette in serio pericolo la sopravvivenza di tutte le Unità Coronariche che non sono in grado di svolgere attività interventi-
stica. Queste rappresentano il 65% del totale delle UTIC.
- La delegittimazione delle UTIC senza emodinamica può portare, per effetto domino, alla chiusura dei reparti di Cardiologia
ed all’assorbimento delle loro funzioni nei reparti di Medicina Interna che già ricoverano il 40% delle SCA NSTEMI (registro
Crusade) ed oltre l’80% dei casi di scompenso (studio EARISA).
Non vogliamo fare una difesa corporativa della Cardiologia ma, se le UTIC senza emodinamica hanno un senso nel percor-
so assistenziale del paziente cardiopatico, bisogna che l’ANMCO individui le motivazioni forti della loro esistenza e le espli-
citi prima di tutto ai suoi Associati ed al mondo medico e poi alle autorità regolatorie.
Negli ultimi anni sono intervenuti numerosi cambiamenti che hanno portato ad un vero e proprio terremoto nell’organizza-
zione dell’assistenza erogata ai pazienti cardiologici e non solo a questi, e mi riferisco a:
1. Invecchiamento della popolazione:
1.1. La popolazione dei nostri ospedali è sempre più anziana e con numerose comorbilità: diabete, scompenso cardiaco,
insufficienza renale, persone sottoposte a procedure ripetute di rivascolarizzazione. Si tratta di pazienti a gestione
complessa e che richiedono periodi di degenza prolungati.
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2. Modifiche dei profili di salute :
2.1. Riduzione dell’incidenza dell’infarto acuto ST sopraslivellato e progressivo aumento delle forme NSTEMI;
2.2. Aumento dell’incidenza di SCA in pazienti affetti da diabete mellito;
2.3. Incremento delle SCA con presentazioni atipiche.
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