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3. Progressi tecnico-scientifici: implementazione dell’angioplastica primaria. Questa nuova pratica assistenziale ha come con-
seguenza:
3.1. La riduzione della mortalità per IMA;
3.2. Una consistente riduzione dei tempi di degenza per i pazienti con Infarto Miocardico Acuto;
3.3. La necessità di garantire uniformità di trattamento per tutti i pazienti, indipendentemente dal luogo di residenza.
Il variabile combinarsi dei fattori elencati sopra ha determinato una importante modifica del case mix nelle popolazioni delle
nostre UTIC ed in particolare delle UTIC Spoke, ma non ha certo fatto venir meno i presupposti per la loro esistenza che, al
contrario, ne escono irrobustiti e cercherò di dimostrarlo.
Più di un terzo dei pazienti con Infarto Miocardico Acuto non viene ricoverato in UTIC, cioè nella sede più appropriata di
ricovero. Considerata la complessità dell’attuale sistema di cure dell’infarto, questo non può non avere conseguenze sulla pro-
gnosi.
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Il British Medical Journal ha recentemente pubblicato i risultati di uno studio osservazionale relativo a 88.782 pazienti rico-
verati degli anni 2004-2005 per Sindrome Coronarica Acuta negli ospedali inglesi o del Galles.
Tutte le cause di mortalità erano più basse per i pazienti ammessi in reparti a conduzione cardiologica, sia per gli infarti con
ST sopraslivellato che per le forme senza sopraslivellamento del tratto ST.
Giuseppe Di Pasquale, in un articolo recentemente apparso su Cardiologia negli Ospedali , riporta un’esperienze di segno
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analogo relativa ad una casistica di 9.000 persone ricoverate in 11 ospedali romani nel periodo 1997-2000. Il 54% dei
pazienti si ricoveravano in UTIC mentre il 46% finiva in altri reparti, nonostante fossero persone più anziane e con maggiori
comorbilità, cioè con un profilo di rischio più alto. Questi ultimi hanno presentato una mortalità a 30 giorni del 25% più del
doppio della mortalità dei pazienti della terapia intensiva.
Poiché nessuno oggi mette in dubbio che l’UTIC rappresenti la sede più appropriata di ricovero del paziente infartuato, è evi-
dente che il ricovero in reparti diversi è condizionato esclusivamente dalla disponibilità di posti letto.
Sulla base di questi dati non mi sembra che, in Italia, ci siano dei posti letto UTIC da dismettere.
Indicazioni alla rivascolarizzazione meccanica: L’obiettivo terapeutico nei pazienti con Sindrome Coronarica Acuta è quello di
riperfondere il miocardio in tempi rapidi e, tra le due strategie di riperfusione, l’angioplastica primaria rappresenta il tratta-
mento più efficace a condizione che venga eseguita con criteri di qualità pari a quelli degli studi randomizzati.
Poiché tutti i cittadini hanno il diritto di ricevere le cure che le conoscenze del momento indicano come migliori, indipen-
dentemente dal luogo di residenza, il ruolo dei laboratori di emodinamica diventa centrale nel trattamento di questi pazien-
ti. Purtroppo però solo il 35%, delle 403 UTIC presenti sul territorio nazionale, è in grado di erogare una prestazione di car-
diologia interventista e non è proponibile un modello organizzativo che preveda un laboratorio adeguatamente attrezzato
in ogni UTIC.
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