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RIABILITAZIONE CARDIOLOGICA:EVIDENZE E PROSPETTIVE


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            La riabilitazione nella cardiopatia ischemica, dopo cardiochirurgia o nello scompenso, ha solide evidenze: la prospettiva deve
            essere quella di modellare i programmi alle differenti necessità dei pazienti.
            È irragionevole non completare il percorso terapeutico iniziato nella fase acuta, con il rischio di vanificare parte dei risulta-
            ti ottenuti, se non si mettono in atto strategie professionali, realizzate in ambito riabilitativo, per incidere in modo efficace
            sulla prevenzione del rischio di progressione di malattia.
            I risultati degli ormai numerosi trial clinici che hanno documentato gli effetti favorevoli del programma riabilitativo cardiolo-
            gico multidisciplinare su numerosi outcome, hanno portato numerose Società Scientifiche Internazionali a produrre Linee
            Guida e raccomandazioni; inoltre, nell’aprile 2006, il Centers for Medicare and Medicaid Services statunitense ha esteso
            la copertura assicurativa alla riabilitazione di molteplici condizioni di patologia, che adesso comprendono infarto, by-pass,
            chirurgia valvolare, angina, PTCA, PTCA+stent, esiti di trapianto. La pubblicazione delle  Linee Guida di Cardiologia
            Riabilitativa e Prevenzione Secondaria da parte dell’Istituto Superiore di Sanità, nell’ambito del Piano Nazionale Linee
            Guida, rappresenta un ulteriore elemento per raccomandare anche nel nostro Paese che la riabilitazione – secondo quan-
            to previsto dall’O.M.S. – sia atto terapeutico integrato nell’intero percorso di cura del cardiopatico.
            Non “credere” alla riabilitazione cardiologica è quindi una rispettabile libertà di opinione o una colpevole negazione dell’e-
            videnza? Il problema non è quello di dibattere su questo piano, ormai quasi patetico, ma sull’individuare le criticità e le pro-
            spettive della riabilitazione, con approccio competente, scientifico, ed aperto al contributo di tutti.
            La realtà assistenziale è condizionata da ospedalizzazioni molto brevi e di fatto – o di necessità – orientate
            alla soluzione del problema acuto; è caratterizzata da interventi spesso limitati alla sola prescrizione terapeutica, a ridon-
            danti controlli strumentali o a generici consigli sullo stile di vita, senza che vengano rilevati in maniera sistematica tutti gli
            obiettivi significativi per la salute del paziente. Ciò ha fatto emergere molti quesiti di stringente attualità, di cui ne citiamo
            solo alcuni: qual è il percorso ottimale in
            termini di prevenzione farmacologica e non
            farmacologica dopo sindrome coronarica
            acuta trattata con angioplastica coronari-
            ca? Come ottimizzare a breve e lungo ter-
            mine i risultati della cardiochirurgia in
            pazienti sempre più anziani, dimessi preco-
            cemente non ancora completamente stabi-
            li o non autonomi a domicilio? Come coin-
            volgere in modo utile ed efficace il Medico
            di Medicina Generale nel progetto di pre-
            venzione a lungo termine di soggetti che
            presentano problematiche assistenziali e
            gestionali sempre più complesse?
            Appare necessaria una maggiore consape-
            volezza da parte della Comunità cardiolo-
            gica della necessità della riabilitazione
            e prevenzione secondaria come
            intervento multifattoriale ed inte-
            grato, che si realizza attraverso la valuta-
            zione funzionale e globale, l’ottimizzazione
            terapeutica, la ripresa di un’adeguata atti-
            vità fisica in regime di sicurezza, la corre-
            zione dei fattori di rischio, il counceling e l’e-
            ducazione sanitaria. È essenziale considera-
            re questo intervento come strumento per                   Vasilij Kandinskij,Alcuni cerchi,1926


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