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gestire e governare la transizione del cardio-
                                                                        patico dall’ospedale per acuti al territorio e
                                                                        garantire un efficace effetto a lungo termine.
                                                                        Lo studio GOSPEL, trial realizzato dal
                                                                        Gruppo Italiano di Cardiologia Riabilitativa e
                                                                        Preventiva  e   dall’Area  Prevenzione
                                                                        dell’ANMCO, ha dimostrato che dopo infarto
                                                                        un intervento di prevenzione intensivo, conti-
                                                                        nuativo e standardizzato, rispetto al follow-up
                                                                        tradizionale, produce una significativa riduzio-
                                                                        ne delle recidive di infarto e un miglioramento
                                                                        dello stile di vita a tre anni di follow-up.
                                                                        Nell’ambito del programma riabilitativo, l’e-
                                                                        sercizio fisico ha un ruolo centrale nel trat-
                                                                        tamento dell’immediato post-acuto, nell’educa-
                                                                        zione a modificare lo stile di vita, oltre che nel-
                                                                        l’istruzione all’autogestione dell’attività motoria
                                                                        (in ambito lavorativo, ricreativo, sportivo). La
                                                                        dimostrazione degli effetti biologici dell’eserci-
                                                                        zio (riduzione della disfunzione endoteliale,
                                                                        favorevole modulazione del sistema neuroen-
                                                                        docrino e di fattori infiammatori, ecc.) lo fa
                                                                        considerare  un agente  “terapeutico” a
                   Mondrian,Piet,Composition A:Composition with Black,Red,Gray,Yellow,and Blue,1920  tutti gli effetti, e come tale da utilizzare con
                                                                        competenza e professionalità alla stregua di
            un farmaco: è necessario infatti conoscerne indicazioni e controindicazioni, il meccanismo di azione, le eventuali interazioni
            ed effetti indesiderati, le precauzioni durante l’esecuzione e raggiungere una “dose” soglia per attivare i meccanismi biolo-
            gici protettivi.
            Anche nel trattamento dei pazienti con scompenso cardiaco si è verificata una vera e propria “rivoluzione terapeutica” gra-
            zie all’introduzione del training fisico tra le raccomandazioni dell’AHA/ACC, dopo la dimostrazione che l’esercizio fisico
            migliora la prognosi, la capacità funzionale e la qualità della vita, senza rischio di eventi clinici avversi o di un peggioramento
            della funzione cardiaca. La Task Force che ha riunito tutte le Società Cardiologiche nazionali (ed a cui ANMCO e GICR hanno
            fornito un contributo determinante) ha prodotto un documento di consenso – di prossima pubblicazione – sulla “Prescrizione
            dell’esercizio fisico in ambito cardiologico”, che contiene anche le raccomandazioni per prescrizione dell’esercizio nella car-
            diopatia ischemica e nello scompenso.
            Da quanto detto, emerge la necessità di una migliore distribuzione territoriale e organizzazione dei presidi dedicati alla ria-
            bilitazione del cardiopatico; si tratta quindi di sviluppare percorsi assistenziali ed interventi più appropriati e modulati sul-
            l’effettiva complessità clinica e sul rischio dei pazienti, e di potenziare le competenze e gli standard qualitativi dei servizi
            dedicati. Oggi, ad esempio, la realtà clinica è costituita da anziani e molto anziani, caratterizzati da malattia coro-
            narica complicata, da una maggiore comorbilità, maggiori deficit funzionali e cognitivi, disturbi emozionali o isolamento socia-
            le. Paradossalmente, se da una parte questi fattori rappresentano una specifica indicazione alla riabilitazione, dall’altra costi-
            tuiscono la causa che ne riduce la prescrizione: la ragione può essere da un lato la scarsa familiarità dei Cardiologi, anche
            in ambito riabilitativo, con l’assessment multidimensionale, al fine di centrare la cura su obiettivi significativi per pazienti
            anziani fragili, e dall’altro la necessità di disegnare per questi malati programmi riabilitativi strutturati specificamente per i
            loro bisogni.
            Ma in presenza di risorse limitate e di necessità assistenziali tanto differenti, come si deve collocare la riabilitazione car-
            diologica? Deve ulteriormente affinare la capacità di differenziare l’“offerta” del proprio intervento, con strategie nello stes-
            so tempo rigorose sul piano scientifico ed estremamente flessibili per gli aspetti organizzativi. Significa utilizzare le prezio-
            se – e per alcuni aspetti – uniche competenze multidisciplinari e multiprofessionali per impostare percorsi
            terapeutici ritagliati sulle necessità dell’ammalato, privilegiando, ad esempio, gli aspetti educativi nei riguardi di sog-
            getti con minimi esiti dell’evento indice, rispetto a pazienti con grave compromissione dello stato funzionale e/o di età avan-
            zata, per i quali sono invece necessari interventi complessi, articolati e protratti nel tempo.


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