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LAO-TSE,L’ANDRAGOGIA ED IL CORSOINTERMEDIATELIFESUPPORT
Come la clinical competence,i principi della formazione dell’adulto e le Linee Guida ILCOR 2005 concorrano
a creare il nuovo corso in rianimazione cardiopolmonare ANMCO
di Mauro Mennuni
“La competenza professionale è l’uso abituale e prudente
della comunicazione,delle conoscenze,delle abilità tecniche,
del ragionamento clinico, delle emozioni, dei valori e delle
riflessioni critiche sulla pratica di tutti i giorni…”
(R.M. Epstein, E.M. Hundert JAMA 2002)
La formazione dell’adulto
Nel V secolo a. C., il filosofo cinese Lao-Tse scriveva: “Se mi parli, io ascol-
terò. Se mi fai vedere, io osserverò. Ma se mi lasci sperimentare, allora io
imparerò”. Sottolineava così la necessità di una formazione basata sul
discente che fa esperienze e nella quale il docente è solo il facilitatore di
apprendimento. Venticinque secoli più tardi, Malcom Knowles, sviluppando
il concetto di andragogia come alternativa alla pedagogia, ha approfondito
i meccanismi alla base dell’apprendimento dell’adulto.
Quest’ultimo è il protagonista indipendente della sua conoscenza e decide
di apprendere solo quello che ritiene utile all’espletamento di compiti o alla
risoluzione di problemi che incontra nelle vita reale. I corsi di rianimazione
cardiopolmonare ANMCO si posizionano in tale filone. Infatti, viene privile-
giata la parte di immediata applicazione dei concetti teorici, con l’aiuto del
metodo dei casi clinici, delle simulazioni e del role-playing. Lao-Tse
La clinical competence
La formazione nella rianimazione dello staff assistenziale medico-infermieristico rappresenta un requisito fondamentale
della clinical competence.Tradizionalmente si distinguono corsi BLSD e ACLS. In ambito ospedaliero, la formazione offerta
dal solo corso base, limitandosi alla sola defibrillazione semiautomatica, non è commisurata alla necessità. Poiché l’outco-
me dell’arresto cardiaco intraospedaliero è inadeguato, l’incremento delle abilità del personale assistenziale nella defibril-
lazione manuale, nel riconoscimento dei ritmi, nell’uso di supporti alla vie aeree, nella cannulazione venosa e nella som-
ministrazione di farmaci specifici per la rianimazione deve essere incentivata.
D’altra parte la competenza clinica deve essere adeguata al ruolo che ciascuno ricopre. Il corso di supporto vitale avan-
zato richiede un bagaglio teorico e cognitivo fin troppo complesso.
L’infermiere professionale o il medico non intensivista che frequentano un corso ACLS devono spendere grandi risorse psi-
chiche per apprendere nozioni e procedure che difficilmente utilizzeranno. Infatti, qual è la loro probabilità di intubare un
malato o di trattare una tachicardia sopraventricolare? E quale è il rischio di una procedura mal eseguita? Inoltre, l’acqui-
sizione di nuove competenze professionali significa postulare un’immagine nuova di sé, con sviluppo sia di resistenze all’c-
quisizione – e possibile apprendimento fittizio – sia di problematiche di ruolo nella gestione di una emergenza.
Il corso ILS
Da queste premesse, si evidenziava la necessità di un nuovo corso che potesse fornire, in modo adeguato al ruolo profes-
sionale, gli strumenti teorici (sapere), pratici (saper fare) e “di ruolo” (saper essere) necessari a gestire i primi dieci minuti
dell’arresto cardiaco ospedaliero. Inoltre, poiché i due terzi degli arresti cardiaci ospedalieri avvengono in soggetti che hanno
presentato nelle ore precedenti deterioramento clinico, risultava rilevante il riconoscimento precoce del malato a rischio di
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