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CARDIOLOGIA N. 141bb  3-09-2004  15:11  Pagina 31











                                                     vita del paziente, patologia di base, qualità della parete aortica, eventuale pre-
                                                     senza di infezioni e le condizioni dell’aorta distale. Per quanto riguarda il tipo
                                                     di intervento si tende attualmente a conservare, quando possibile, la valvola
                                                     nativa con il razionale di ridurre il rischio di tromboembolie, emorragie da te-
                                                     rapia anticoagulante, endocardite, distacco perivalvolare, emolisi, gradienti
                                                                       trans-protesici, ecc.
                                                                       Due tra le tecniche più usate sono il reimpianto, che offre
                                                                       il vantaggio di poter prevenire ulteriori dilatazioni del-
                                                                       l’anulus aortico e l’insorgenza di insufficienza aortica ma
                                                                       può aumentare gli stress di parete, e il rimodellamento che
                                                                       riduce gli stress-strain sui lembi ma non consente la pre-
                                                                       venzione di ulteriore dilatazione dell’anulus né l’insorgen-
                                                                       za di insufficienza valvolare.
                                                                       L’ecografia è la migliore tecnica di imaging per lo studio
                                                                       della radice aortica e per la valutazione del meccanismo
                                                                       della insufficienza valvolare. Le informazioni più impor-
                                                                       tanti per il cardiochirurgo, prima dell’intervento, riguarda-
                                                                       no l’analisi morfologica delle cuspidi, la presenza, l’entità
                                                                       ed il meccanismo di rigurgito; quest’ultimo in particolare
                                                                       può essere dovuto ad una insufficienza valvolare aortica di
                                                     tipo funzionale (dilatazione della giunzione sino-tubulare, ectasia anulo-aortica)
                                                     oppure ad una insufficienza di tipo organico (prolasso, retrazione, perforazione,
                                                     lacerazione, malformazione) oppure ad entrambi (meccanismo misto). Durante
                                                     l’intervento, l’esame ecocardiografico è mirato a valutare la cinetica delle cuspi-
                                                     di, la modalità di coaptazione e l’eventuale presenza ed entità del rigurgito men-
                                                     tre, dopo l’intervento, l’ecocardiografia ci permette di valutare nel tempo i ri-
                                                     sultati ottenuti.
                                                     Il trattamento chirurgico per la rivascolarizzazione nell’infarto acuto dovrebbe
                                                     essere considerato un’opzione terapeutica reale e non essere relegato ad un’al-
                                                     ternativa di riserva. Permette infatti una rivascolarizzazione effettiva del territo-
                                                     rio sottostante l’occlusione coronarica, consente una rivascolarizzazione com-
                                                     pleta dei rami coronarici non coinvolti nella necrosi, offre una soluzione radi-
                                                     cale dell’evento ischemico acuto e delle sequele ischemiche della malattia coro-
                                                     narica.
                                                     In alcuni sottogruppi come i pazienti con infarto miocardico acuto esteso, in-
                                                     sufficienza cardiaca e malattia coronarica multivasale dovrebbe essere conside-
                                                     rato come indicazione primaria.
                                                     Una complicanza, rara, dell’infarto miocardico acuto è la rottura del setto inter-
                                                     ventricolare con la conseguente creazione di un difetto interventricolare (DIV).
                                                     L’incidenza dei DIV post IMA è del 1-2% (in progressivo calo) e sono localizza-
                                                     ti per 2/3 dei casi nel setto antero-apicale e per 1/3 dei casi nel setto posterio-
                                                     re. Importante è fare precocemente diagnosi (auscultazione ed ecocardiogram-
                                                     ma). La storia naturale della patologia è caratterizzata da una mortalità elevata:
                                                     25% a 24 ore, 50% a 7 giorni, 80% ad un mese, 93% ad un anno per cui il pro-
                                                     blema principe per il cardiochirurgo non è se intervenire o meno ma quando
                                                     intervenire.
                                                     Attualmente si tende ad intervenire rapidamente in quanto la mortalità opera-
                                                     toria è stata ridotta grazie all’introduzione di nuove tecniche chirurgiche, tera-
                                                     pie di supporto farmacologico più efficaci e all’utilizzo di assistenza ventricola-
                                                     re meccanica. La chirurgia differita è infatti un’opzione riservata a pochi pazienti


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