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CARDIOLOGIA N. 141bb  3-09-2004  15:11  Pagina 26







                      Sabato 22 maggio


                                                     taggio, ma è sempre stata valutata l’efficacia di PTCA sistematiche dopo trom-
                                                     bolisi, eseguite anche a distanza di giorni. In 2 studi (TAMI e TIMI-IIA) inol-
                                                     tre, sono stati esclusi pazienti a rischio e la esiguità della casistica ha determi-
                                                     nato gruppi non adeguatamente bilanciati.
                                                     L’angioplastica cosiddetta facilitata implica l’utilizzo di farmaci antiaggreganti
                                                     come aspirina, clopidogrel o inibitori delle glicoproteine IIb/IIIa, farmaci anti-
                                                                              trombotici come eparina frazionata o non frazio-
                                                                              nata, inibitori diretti della trombina e fibrinoliti-
                                                                              ci (a dosaggio pieno o ridotto). Il fine dell’angio-
                                                                              plastica facilitata è di promuovere la dissoluzione
                                                                              parziale o totale del trombo responsabile dell’in-
                                                                              farto, ridurre gli eventi embolici procedurali ed
                                                                              evitare la trombosi acuta intrastent. Trials clinici
                                                                              internazionali ed italiani ongoing chiariranno gli
                                                                              effetti di questa nuova strategia terapeutica in
                                                                              corso di infarto miocardico acuto (IMA).
                                                                              La formazione di trombina e l’aggregazione pia-
                                                                              strinica giocano un ruolo centrale nella patoge-
                                                                              nesi delle sindromi coronariche acute (SCA). Per
                                                                              tale motivo la terapia antitrombotica a base di
                                                                              eparina ed aspirina è un trattamento ormai stabi-
                                                                              lito per il management acuto delle SCA. L’epari-
                                                                              na non frazionata presenta però alcuni svantaggi
                                                     come la bassa biodisponibilità (circa il 30%), la necessità di un frequente mo-
                                                     nitoraggio della coagulazione, la possibilità di portare a trombocitopenia con
                                                     trombosi paradossa, ecc. Di contro, le eparine a basso peso molecolare apporta-
                                                     no una più efficace inibizione della trombina, con ridotte interazioni piastrini-
                                                     che, una maggiore facilità di somministrazione ed una grande biodisponibilità
                                                     (90%) ed emivita. Diversi studi ne hanno testato l’efficacia in corso di SCA e
                                                     procedure interventistiche elettive, urgenti o ad alto rischio.
                                                     Interessanti e promettenti risultati sono pervenuti dall’utilizzo degli inibitori di-
                                                     retti della trombina come la bivalirudina, l’irudina e l’Argotroban.
                                                     Gli inibitori delle glicoproteine IIb/IIIa sono di fondamentale impiego nelle SCA
                                                     con sopraslivellamento del tratto ST anche in termini di mortalità a breve e lun-
                                                     go termine e rimangono di certa utilità anche nelle SCA senza sopraslivella-
                                                     mento del tratto ST in quanto possono prevenire l’occlusione trombotica peri-
                                                     procedurale, l’embolizzazione distale di materiale trombotico e di componenti
                                                     della placca aterosclerotica prevenendo il rilascio enzimatico ed il no-reflow.
                                                     Molto discusso è invece il loro impiego nelle procedure elettive di rivascolariz-
                                                     zazione percutanea.
                                                     Gli stent ricoperti di farmaco (DES) hanno rivoluzionato il panorama della mo-
                                                     derna cardiologia interventistica. Oggi i risultati di studi osservazionali e trials
                                                     clinici hanno indicato l’utilizzo di DES in lesioni ostiali, lesioni lunghe, su pic-
                                                     coli vasi, in lesioni intrastent, in corrispondenza di biforcazioni, in pazienti
                                                     multivasali e diabetici. Purtroppo però il loro utilizzo è attualmente limitato da-
                                                     gli alti costi, e da complicanze osservate come aneurismi coronarici e trombo-
                                                     si subacuta.
                                                     La migliore strategia riperfusiva in corso di IMA complicato da shock cardioge-
                                                     no è ancora oggi oggetto di dibattito. Vari studi osservazionali suggeriscono un
                                                     beneficio della riperfusione meccanica nei pazienti con shock cardiogeno. Due


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