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CARDIOLOGIA N. 141bb  3-09-2004  15:11  Pagina 30








                     Domenica

                     23 maggio



                  SESSIONE PLENARIA

                  UPDATE IN CARDIOCHIRURGIA


                                                     Moderatori: A. Mafrici, E. Vitali
                                                     Relatori: A. Alberti, C. Grossi, C. Valfrè, M. Lecconi, E. Quaini, M. Cotrufo,
                                                     M. Carminati

                                                     L’insufficienza mitralica può essere classificata in primitiva (degenerativa, reu-
                                                     matica post-endocarditica) e secondaria (cardiopatia ischemica e cardiomiopa-
                                                     tia dilatativa). Le informazioni necessarie al cardiochirurgo per ottimizzare un
                                                     eventuale intervento (riparazione o sostituzione) possono essere ricavate da una
                                                     attenta analisi clinico strumentale. Esse riguardano in particolare l’eziologia, il
                                                     meccanismo dell’insufficienza valvolare, la severità del rigurgito, il grado di
                                                     compromissione emodinamica, la modalità di esordio (acuta o cronica) e l’an-
                                                     damento degli indici di funzionalità sistolica globale del ventricolo sinistro.
                                                     Un cenno a parte merita la sindrome del prolasso mitralico (insufficienza mi-
                                                     tralica degenerativa). Anche in questo caso è importante per il chirurgo cono-
                                                     scere il meccanismo di rigurgito (perdita di coaptazione del lembo posteriore o
                                                     anteriore mitralico, rottura di corda tendinea, ecc.), le dimensioni dell’anulus,
                                                     la presenza e l’estensione di eventuali calcificazioni dello stesso ed il grado di
                                                     compromissione emodinamica (dimensioni AS e VS; FE, VTs e pressione arte-
                                                     riosa polmonare).
                                                     Possiamo riassumere le ultime Linee Guida europee per l’indicazione all’inter-
                                                     vento chirurgico come segue:
                                                     Classe I: Pazienti con sintomi, acuti o non;
                                                     Classe IIa: Pazienti asintomatici con disfunzione ventricolare sinistra;
                                                     Classe IIb: Pazienti asintomatici senza disfunzione ventricolare sinistra.
                                                     Dopo una attenta analisi dei benefici ed eventuali rischi legati ad un intervento
                                                     chirurgico, cosiddetto preventivo, in pazienti asintomatici è ragionevole pro-
                                                     porre come sicura una indicazione per un paziente con EF<60%, FA parossisti-
                                                     ca, REF a riposo sub-normale, DTSVS>45mm e fortemente consigliata l’indica-
                                                     zione per un paziente con FA parossistica e assenza di incremento di REF da
                                                     sforzo. Fanno eccezione a questa proposta i pazienti con una età > di 75 anni
                                                     per i quali generalmente l’intervento è di carattere curativo e non profilattico.
                                                     Per quanto riguarda la valutazione dei risultati chirurgici, pur non esistendo stu-
                                                     di randomizzati, possiamo rilevare da studi osservazionali che l’intervento con-
                                                     servativo fornisce dei vantaggi rispetto alla sostituzione in termini di ridotta
                                                     mortalità, migliore sopravvivenza, migliore preservazione della funzione ventri-
                                                     colare sinistra, minori complicanze tromboemboliche e minori infezioni endo-
                                                     carditiche.
                                                     La radice aortica è una struttura complessa da studiare sia per le sue caratteri-
                                                     stiche anatomiche che per i rapporti che essa contrae con le strutture adiacen-
                                                     ti. Le alterazioni principali comprendono l’aneurisma dell’aorta ascendente, la
                                                     bicuspidia aortica, la bulboectasia e l’annuloectasia. Lo scopo del trattamento
                                                     chirurgico è prevenire la dissezione e l’insufficienza ventricolare sinistra.
                                                     La scelta dell’intervento è legata ad una serie di fattori quali età, spettanza di


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