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CARDIOLOGIA N. 141bb  3-09-2004  15:11  Pagina 27











                                                     trials randomizzati, invece, hanno comparato una strategia riperfusiva meccani-
                                                     ca precoce con una strategia conservativa e non hanno mostrato differenze in
                                                     termini di mortalità a 30 giorni. Tali trials sono però inficiati da alcune limita-
                                                     zioni come i lunghi tempi intercorsi tra la randomizzazione e la procedura o lo
                                                     scarso utilizzo di stents ed inibitori delle glicoproteine, che possono in parte
                                                     spiegare i risultati negativi. Alla luce dei recenti dati pubblicati, una precoce ri-
                                                                              vascolarizzazione può essere un predittore indi-
                                                                              pendente di sopravvivenza in pazienti con IMA
                                                                              complicato da shock cardiogeno riducendo la
                                                                              probabilità di morte di circa l’80%.
                                                                              Il diabete mellito è ormai una comorbilità di fre-
                                                                              quente riscontro nei pazienti sottoposti a proce-
                                                                              dure interventistiche (circa il 20-25%). L’attuale
                                                                              prevalenza di diabete mellito è stimata intorno al
                                                                              4-6%, con un’incidenza di cardiopatia ischemica
                                                                              circa 3-6 volte maggiore ed una mortalità per
                                                                              cause cardiovascolari circa 4 volte più alta rispet-
                                                                              to alla popolazione non diabetica. I pazienti dia-
                                                                              betici senza storia di cardiopatia ischemica han-
                                                                              no lo stesso rischio di morte cardiovascolare dei
                                                                              pazienti senza diabete ma con pregresso infarto
                                                                              miocardico.
                                                                              Questa diffusa malattia metabolica porta facil-
                                                     mente ad uno stato protrombotico per una disfunzione endoteliale, un’incre-
                                                     mentata attività piastrinica, ed un incrementato numero di piastrine attivate in
                                                     circolo, elevati livelli di plasminogeno, fibrinogeno e fattore VII, ridotti livelli
                                                     endogeni di antitrombina III e attività fibrinolitica che possono favorire l’insor-
                                                     genza di coronaropatia e di complicanze a lungo termine. I diabetici infatti pre-
                                                     sentano spesso una coronaropatia trivasale, una disfunzione ventricolare sini-
                                                     stra, una malattia del microcircolo ed un’alta incidenza di restenosi che condu-
                                                     ce ad una cattiva prognosi dopo procedure interventistiche. Nonostante la nu-
                                                     merosità di dati che disponiamo su vari sottogruppi di pazienti sottoposti a pro-
                                                     cedure interventistiche e di pazienti trivasali, ad oggi non disponiamo di trials
                                                     randomizzati specifici su pazienti diabetici multivasali. Il trial BARI ha prece-
                                                     dentemente dimostrato che i pazienti diabetici multivasali sottoposti ad inter-
                                                     vento di rivascolarizzazione mediante by-pass, possono giovarsi di una riduzio-
                                                     ne del 50% di mortalità a 5 anni, rispetto alla PTCA. Attualmente sono in cor-
                                                     so alcuni trials che consentiranno di meglio chiarire se l’utilizzo routinario di
                                                     inibitori IIb/IIIa, stents (medicati o non) nonché un controllo ottimale dei livelli
                                                     di glicemia procedurale, possano cambiare lo scenario di rivascolarizzazione in
                                                     questa popolazione di pazienti ad alto rischio e da sempre così controversa.
                                                     La popolazione anziana (>75 anni) è in costante aumento anche nei laboratori
                                                     di emodinamica ed è poco rappresentata negli studi randomizzati. Le comorbi-
                                                     dità sono rilevanti e ciò porta ad un aumento del rischio durante procedure di
                                                     rivascolarizzazione, per cui tale popolazione a rischio risulta generalmente me-
                                                     no trattata del dovuto. I dati disponibili in letteratura suggeriscono che nel pa-
                                                     ziente anziano stabile non è sbagliato attendere mentre, in caso di SCA, soprat-
                                                     tutto in presenza di elevazione del tratto ST, è bene essere aggressivi prestando
                                                     particolare attenzione alle possibili complicanze vascolari ed all’eventuale pre-
                                                     senza di insufficienza renale.


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