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coglierlo a corte fra i suoi dignitari, come aveva inizialmen-  hanno un debito di riconoscenza nei confronti di Marcolfo:
             te promesso.                                      dal Gonnella al piovano Arlotto, da Papa Galeazze a Giura,
             Le volgarizzazioni di questo testo sono moltissime, in varie  da Ferrazzano al Fagiuoli, una schiera di personaggi ribelli,
             lingue, e la sua fortuna è indubbia se addirittura lo trovia-  astuti, burloni, sciocchi o semplicemente profittatori sfida-
             mo stampato a Venezia nel 1502 e successivamente, sem-  no i potenti, animati dalla speranza di modificare il loro
             pre a Venezia (patria di eccellenti stampatori, uno per tutti  stato.
             Aldo Manuzio) nel 1550.                           Il trascorrere dei secoli niente ha tolto al fascino derivante
             Proprio una di queste volgarizzazioni offrì lo spunto a  dalla disputa attraverso la soluzione di enigmi o la costru-
             Giulio Cesare Croce per l’elaborazione del suo fortunato  zione di ingegnosi dialoghi dove trionfano l’astuzia e la viva-
             personaggio, il Bertoldo e del di lui figlio Bertoldino, prota-  cità intellettuali, spesso uniche armi con cui il più debole
             gonisti di due celebri opere, Le sottilissime astuzie di  può confrontarsi con il più forte. In ossequio alle antiche
             Bertoldo e Le piacevoli e ridicolose simplicità di Bertoldino,  tradizioni, tanto per fare un esempio vicino a noi, basta
             composte dallo scrittore bolognese nel 1606, poco prima  pensare al film La vita è bella; Roberto Benigni (che di cul-
             della morte, e che hanno riscosso notevole fama fino ai  tura popolare se ne intende) nelle vesti del cameriere
             giorni nostri. Prendendo spunto dalla favola di Salomone e  ebreo Guido Orefice incontra il Dott. Lessing, affetto da
             Marcolfo infatti il Croce ambientò il suo racconto nel  una maniacale passione per gli indovinelli: Lessing è un
             medioevo, sostituì il re Alboino al re Salomone e Bertoldo  medico tedesco cliente del Grand Hotel dove Orefice
             a Marcolfo, cambiò il nome della moglie del protagonista  lavora come cameriere. I due si pongono in disputa e
             da Policana in Marcolfa, vi aggiunse episodi nuovi e ne  Orefice risolve i quesiti sempre in maniera brillante.
             modificò altri, insisté sulla satira contro i cortigiani ed esaltò  Richiamato in patria per lo scoppio della guerra, il tedesco
             la genuinità e la irriverente astuzia popolare.   si congeda da Orefice ponendogli un’ultima prova:“Se fai il
             Bertoldo, a differenza di Marcolfo, si trasforma alla fine  mio nome non ci sono più”. Il cameriere risponde pronta-
             della vicenda in un fedele servitore del potere e, per quan-  mente:“Il silenzio” (fig. 3).
             to stravagante e malizioso, sembra accettare l’inamovibile  Qualche tempo dopo, in una situazione ben più dramma-
             divisione sociale e l’immodifìcabile distanza fra umili e  tica, all’interno del campo di sterminio, Orefice rincontra
             potenti; nella sua rielaborazione tardo cinquecentesca lo  per caso il tedesco nelle vesti di ufficiale medico del
             scrittore bolognese smorza l’intransigente beffardaggine di  campo: sempre appassionato di indovinelli (e in quel luogo
             Marcolfo, riadattando il contenuto dell’antica favola e  la situazione appare grottesca) Lessing fa sperare invano al
             mediandolo con i gusti propri della sua epoca. Ma oltre a  povero cameriere di cambiare la tragica sorte che attende
             Bertoldo numerosi altri eroi della tradizione popolare  lui e la sua famiglia.

































                                              Figura 3 - Il dottor Lessing e Guido Orefice in “La vita è bella”


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