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sperimentati in un numero modesto di pazienti seguiti hanno a turno la responsabilità clinica di alcuni letti non
per un breve periodo di tempo. tecnici. È un modo per non far loro dimenticare che
prima di tutto sono dei Cardiologi clinici.
Cosa il SICI-GISE pensa di fare per la formazione
dei giovani Cardiologi una volta che si siano spe- L’interventistica non coronarica si sta diffondendo
cializzati in Cardiologia? Crediamo sia molto sempre più rapidamente nei nostri laboratori di
importante, vista la ampia diffusione dei laborato- emodinamica e a nostro parere è un’acquisizione
ri di emodinamica, avere delle Linee Guida forma- culturale per i Cardiologi molto importante. Cosa
tive ed anche di poter svolgere corsi di “compe- ne pensi a riguardo? Quali sono a tuo parere i limi-
tenza clinica e strumentale” favorite dalle società ti ed i vantaggi di tale fenomeno?
scientifiche.
Anch’io guardo con favore a questo espandersi dell’in-
Recentemente l’Associazione Europea di Cardiologia terventistica gestita dai Cardiologi e non per orgoglio di
Interventistica (EAPCI) nata dal Working Group 10 della appartenenza. Chi se ne avvantaggia è soprattutto il
Società Europea di Cardiologia, ha stabilito un “curricu- paziente che viene trattato da specialisti che si sono for-
lum” formativo per accreditare, a livello europeo, giova- mati lavorando all’interno di piccole arterie, come le
ni Cardiologi interventisti. Il progetto prevede corsi di coronarie ed hanno così acquisito una manualità che gli
formazione ed un esame finale. Il GISE ha da poco fon- operatori che non hanno familiarità con le arterie coro-
dato una “Scuola di Formazione di Interventistica narie non possono aver mai raggiunto. Il lato negativo è
Cardiovascolare” che ha la finalità di seguire questo per- che l’interventista diventi sempre più un tecnico addet-
corso in Italia in accordo con l’EAPCI. to a tempo pieno alla dilatazione delle stenosi vascolari
allontanandosi dalle problematiche cliniche.
L’emodinamica è uno dei settori più desiderati dai
giovani Cardiologi, che magari si sono formati in I rapporti fra interventista Cardiologo e Chirurgo
centri specialistici e, quando strutturati nelle (cardiochirurgo e chirurgo vascolare) stanno cam-
Cardiologie ospedaliere, vorrebbero dedicarsi a biando molto:1) il Chirurgo cerca di imparare l’in-
tempo pieno all’interventistica coronarica, senza terventista percutanea perché si accorge di quan-
partecipare alla vita clinica della cardiologia. Cosa to questa sia efficace nelle patologie vascolari ma
ne pensi di questo possibile scenario futuro dell’e- anche nel trattamento delle cardiopatie struttura-
modinamista non integrato nella routine clinica? li (cardiopatie congenite e valvolari acquisite);
2) per alcuni trattamenti di tipo interventista l’ap-
Coloro che hanno iniziato a frequentare i laboratori di proccio “ibrido” dà risultati molto interessanti in
Emodinamica più di 20 anni fa quando l’interventistica termini di efficacia. Quindi si passa dalla stretta
cominciava a farsi strada ma non aveva il ruolo domi- concorrenza alla stretta collaborazione. Come
nante di oggi, erano attratti soprattutto dalla fisiopatolo- pensi sia possibile intervenire in questo eterno
gia del circolo coronarico. Alcuni emodinamisti che si incontro-scontro?
sono formati tra la metà degli anni ’70 e la fine degli anni
’80 hanno largamente contribuito allo sviluppo di quella Vi è sempre stata una certa concorrenza tra Cardiologo
letteratura che ha arricchito le nostre conoscenze in e Cardiochirurgo, anche prima che si affermasse l’angio-
particolare sulle sindromi coronariche acute. Non stupi- plastica coronarica. Sono stati i Cardiologi a gestire i trial
sce che molti di quegli emodinamisti dirigano oggi strut- di confronto tra bypass aortocoronarico e terapia medi-
ture cardiologiche importanti. I giovani che frequentano ca negli anni ’70 e ’80 e a mettere in luce i vantaggi, ma
oggi i laboratori di Emodinamica sono attratti solo dal- anche i limiti, della chirurgia coronarica. Nei singoli cen-
l’aspetto interventistico, vogliono possedere una tecnica tri è fondamentale il dialogo tra il Cardiologo ed il
da applicare a tutti i distretti arteriosi. Cardiochirurgo e lo strumento è da un lato il Diparti-
La curiosità di conoscere è spesso soffocata da preoc- mento, luogo di incontro per affrontare i vari problemi,
cupazioni tecnicistiche esasperate. Diventano così dei definire le competenze e le eventuali collaborazioni; dal-
bravi operatori, ma alcuni non hanno le basi cliniche per l’altro ci deve essere la discussione quotidiana dell’inter-
curare bene i pazienti. Cosa fare? Da un lato è fonda- vento terapeutico migliore nel singolo paziente. Così
mentale la formazione di solide basi culturali dei giovani possono nascere anche decisioni di affrontare insieme
interventisti. Ci sono poi delle piccole soluzioni pratiche. difficili situazioni con un approccio ibrido, che talora
Nella mia Unità Operativa ad esempio gli emodinamisti risulta il più vantaggioso per il paziente.
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