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co di dar vita ad una Divisione di Cardiologia.  fatta in precedenza in due situazioni diverse. È
                        Insofferente al clima, ad un tempo autoritario  nato così all’Ospedale Galliera una della prime
                        e servile dell’Università di allora, accolsi il suo  strutture cardiologiche ospedaliere italiane in
                        invito a seguirlo e lasciai l’Istituto di Patologia  cui il trattamento dei malati acuti si poteva
                        Medica. Era assolutamente un fatto nuovo e  continuare e completare con la riabilitazione,
                        inconsueto che in un Ospedale interamente  svolta in regime ambulatoriale, e proseguire
                        clinicizzato, in cui la direzione dei vari reparti  con programmi controllati di prevenzione se-
                        era riservata per norma ai clinici universitari,  condaria. Ricominciare da capo non fu facile,
                        nascesse una struttura con dirigenza e perso-  ma ebbi l’opportunità (cosa oggidì impossibile)
                        nale medico ospedaliero. Questa nascita fu vi-  di costruire una squadra, andando a sceglierne
                        vacemente contrastata dalla totalità dei Clinici  i componenti, a seconda delle specifiche com-
                        pavesi ed i primi anni per noi furono davvero  petenze, in giro per l’Italia. Fui fortunato, non
                        difficili. Eravamo però un gruppo molto unito  sbagliai quasi nulla: coloro che avevo potuto
                        e fortemente motivato a dimostrare di saper  scegliere si mostrarono nel tempo capaci, mo-
                        fare. Può suonare retorico oggi, ma avevamo  tivati, solerti. Questa è stata la maggior ragio-
                        scommesso il nostro personale futuro insieme  ne del successo anche di questa “impresa”. A
                        al futuro della “nostra Divisione”. Così in pochi  dimostrarlo sta il fatto che molti di loro diri-
                        anni la Divisione di Cardiologia di Pavia si gua-  gono ora Divisioni di Cardiologia in Ospedali
                        dagnò la considerazione e il prestigio di cui an-  della Liguria. Uno di essi sarà il prossimo Pre-
                        cora gode.                            sidente dell’ANMCO. Non mi pare cosa da
                        Quando e perché Lei si allontanò da Pavia?  poco!
                        Quando nel 1976, mi fu offerta l’opportunità di  Per finire, Prof.Vecchio, quali suggerimen-
                        un’avventura intellettuale entusiasmante: quella  ti può dare per il futuro dell’ANMCO?
                        di costruire e dirigere una Divisione di Riabili-  Da alcuni anni vivo estraneo al mondo ospe-
                        tazione Cardiologica a Montescano, sui  colli  daliero ed ho abbandonato la pratica della Me-
                        dell’Oltrepo. A quel tempo la riabilitazione del  dicina. Ciò impedisce ragionevolmente di dare
                        cardiopatico era pressoché sconosciuta in Italia;  suggerimenti fuori dal generico.
                        esistevano, isolate e limitate esperienze, circon-  Solo mi pare utile una considerazione, forse
                        date da un ampio scetticismo. Le istituzioni di  ovvia, ma pertinente. Oggi la cardiologia ha di
                        maggior esperienza erano nel nord e nell’est  fronte a sé un pericolo grave: quello della
                        europeo. Prima di accettare l’incarico andai per  frammentazione in distinte sub-specialità, deri-
                        un breve stage in Ungheria, a Balatonfüred, ed  vante proprio da alcuni degli elementi che
                        in Germania, a Bad Krozingen. Non imparai  hanno determinato il suo tumultuoso sviluppo
                        molto, ma capii che c’era molto da fare e co-  tecnico e conoscitivo. Ciò pone a rischio la sua
                        me farlo. Insieme a tre volenterosi (Franco Co-  unitarietà culturale e strutturale, tanto da far
                        belli, Cristina Opasich, Jole Assandri) iniziammo  apparire proponibili il distacco e l’autonomiz-
                        a lavorare in quel campo. Credo si possa dire  zazione di alcune sue parti così come il rias-
                        che in Italia la cultura e la pratica della Riabili-  sorbimento delle sue componenti funzionali e
                        tazione in Cardiologia abbiano a Montescano  operative entro altri e diversi contesti organiz-
                        una parte delle loro radici.          zativi (Divisioni di Medicina Generale, Diparti-
                        Fu un’esperienza culturale e personale impor-  menti d’immagini, Reparti di Medicina d’urgen-
                        tante per tutti noi. Lì io compresi ciò che sta-  za). È un rischio che si configura in forme dif-
                        vo per dimenticare, affascinato dagli aspetti  ferenti nei grandi e nei piccoli Ospedali, ma
                        tecnici che il progresso poneva in prima linea  che affiora, o peggio si concretizza, sia negli uni
                        nella pratica cardiologica: non è un buon medi-  che negli altri.
                        co, chi non sa ascoltare.             Ciò è in categorica contraddizione con le ra-
                        Se sono stato un buon medico, ho imparato  gioni della nascita e dello sviluppo dell’ANM-
                        ad esserlo a Montescano.              CO ed è mia opinione che contrastare questo
                        Ma anche questa esperienza si è conclusa  rischio sia uno dei compiti principali dei suoi
                        con un abbandono e con l’inizio di una  attuali e futuri dirigenti.Torna qui il tema della
                        storia nuova.                         necessità di ridare ai cardiologi degli Ospedali
                        È vero! Nell’82 fui invitato a mettere in piedi  la coscienza di una comune appartenenza cul-
                        una Divisione di Cardiologia a Genova. Anche  turale e associativa che ha caratterizzato
                        qui si trattava di incominciare da zero. Era  l’ANMCO che io ho conosciuta ed a cui an-
                        però l’occasione di porre a frutto l’esperienza  cora mi sento legato.





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