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- precedente esposizione a radioterapia del mediastino o emitorace sinistro 6
- età giovane (< 15 anni) o avanzata (> 65 anni) 7
- precedente cardiopatia 8
- sesso femminile 9
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- presenza di fattori di rischio cardiovascolare .
La tossicità da antracicline può essere precoce (durante la terapia) o tardiva (set-
timane o mesi, eccezionalmente anni dopo la fine della chemioterapia). Quella
clinicamente rilevante è la tossicità tardiva, poiché determi-
Evitare di superare le dosi na un danno strutturale a livello del muscolo cardiaco che
successivamente può evolvere ulteriormente verso un rimo-
tossiche indicate per i
dellamento sfavorevole del ventricolo sinistro, con caratte-
diversi tipi di antracicline ristiche non differenti da quelle di altri tipi di cardiopatia
ipocinetica.
La biopsia endomiocardica evidenzia vacuolizzazione del citoplasma e degenera-
zione mitocondriale fino alla perdita delle miofibrille e alla fibrosi perivascolare .
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Possono essere osservati segni e sintomi classici di scompenso cardiaco congesti-
zio, associati ad evidenza strumentale di alterazione della funzione sisto-diastoli-
ca del ventricolo sinistro, in genere in presenza di normali dimensioni delle ca-
mere cardiache e normali spessori delle pareti miocardiche.
La prevenzione della cardiotossicità da antracicline è un aspetto molto importan-
te, ma ancora poco sviluppato.
Gli studi finora condotti hanno proposto alcuni metodi preventivi:
- evitare di superare le dosi tossiche o ridurre il dosaggio, se
Il monitoraggio prevista associazione con altri farmaci cardiotossici o con
cardiologico permette di irradiazione del mediastino o emitorace sinistro;
cogliere la cardiotossicità - ridurre la concentrazione ematica del farmaco prolungando
il tempo di infusione;
nelle fasi iniziali e
- usare formulazioni liposomiali come carriers delle antraci-
instaurare un adeguato
cline per limitare l’effetto tossico sui tessuti sani ;
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trattamento - associare chelanti del ferro (dexrazoxano) che riducano la
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formazione di radicali liberi .
Tuttavia alcune di queste metodiche per prevenire la tossicità delle antracicline
non ha dimostrato la stessa efficacia in vivo (liposomi), altre hanno dato effetti
collaterali come mielodepressione o flebiti nel sito di iniezione (dexrazoxano).
Il monitoraggio cardiologico, mediante valutazione clinica, ecocardiografica o con
radionuclidi della funzione di pompa ventricolare sinistra, è d’importanza fonda-
mentale poiché permette di cogliere un’eventuale cardiotossicità nelle fasi iniziali
e quindi instaurare un adeguato trattamento. In accordo con l’oncologo si può va-
lutare la modifica della terapia antineoplastica e l’inizio di terapia con ACE-inibi-
tori o beta-bloccanti.
Questi farmaci, infatti, anche nella cardiopatia ipocinetica da antracicline, hanno
dimostrato un effetto benefico in termini di morbidità e mortalità, con possibile
reversibilità della disfunzione ventricolare sinistra 3,14-16 .
L’esperienza del nostro gruppo di ricerca su una popolazione di 68 pazienti con
cardiopatia da antracicline, seguiti presso il CRO di Aviano e confrontata con una
popolazione di 136 pazienti con cardiomiopatia dilatativa idiopatica arruolati nel
Registro delle Malattie del Muscolo Cardiaco di Trieste è stata incoraggiante.
I dati raccolti hanno dimostrato che l’evoluzione della cardiopatia da antracicline
è favorevole in termini di miglioramento strumentale (riduzione delle dimensioni
CARDIOLOGIA NEGLI OSPEDALI 43

