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ti a carattere burocratico che la ponessero in
                        grado di corrispondere efficacemente ai com-
                        piti sempre più complessi e numerosi che
                        l’ANMCO si andava proponendo.
                        E infine l’ultima, la fase contemporanea, defini-
                        bile come la fase della complessità in cui i mag-
                        giori problemi sorgono nella conduzione delle
                        relazioni con le autorità sanitarie di Governo,
                            Titolo Titolo Titolo
                        con le Associazioni Internazionali e nella ge-
                        stione (non solo funzionale, ma anche econo-
                                   di NOME E COGNOME
                        mico-finanziaria) della grande compagine orga-
                        nizzativa che l’ANMCO è diventata ed in cui
                        si articolano le sue svariate attività. È una crea-
                        tura in cui chi, come me, ha vissuto i suoi pri-
                        mi decenni di vita stenta poco a riconoscersi,
                        ma che testimonia le capacità degli uomini che
                        l’hanno guidata e portata ad essere una tra le
                        più rilevanti realtà associative mediche, culturali
                        ed organizzative, del nostro Paese.
                        A parer suo, la crescita della struttura bu-
                        rocratico-organizzativa dell’ANMCO ha
                        attenuato il senso di appartenenza cui lei
                        ha mostrato di dare tanta importanza
                        nella storia dell’Associazione?
                        Forse sì! Questo appare naturale per un’orga-
                        nizzazione cresciuta tanto e tanto rapidamen-
                        te; credo tuttavia che i dirigenti attuali dell’As-
                        sociazione se ne debbano preoccupare.
                        Lei è stato anche Direttore del Giornale
                        Italiano di Cardiologia. Quale è stata per
                        lei l’importanza di questa esperienza?  Il Prof. Carlo Vecchio
                        La direzione del GIC è stata tra le cose più ap-
                        passionanti ed emozionanti della mia vita. Ave-  CO. Mi è parsa a suo tempo una gratuita ri-
                        vo accettato l’incarico con molte incertezze e  nuncia ad una parte non secondaria della pro-
                        timori, e questi (anche se ho sempre cercato  pria identità. Resto convinto che sia stato un
                        di non darlo a vedere) mi hanno accompa-  errore!
                        gnato lungo gli interi tre anni del mandato.  Prof.Vecchio, nella sua storia professiona-
                        Quando ci penso li avverto ancora!    le, Lei più di una volta si è trovato “a co-
                        Mi ero proposto tre obiettivi: portare l’uscita  minciare da capo”. Ci vuol dire a cosa si
                        del GIC (che usciva a quel tempo con alcuni  riferiva?
                        mesi di ritardo) alla parità cronologica, abbre-  Mi riferivo al fatto, che per tre volte mi sono
                        viare il più possibile i tempi redazionali (tra  trovato ad avviare reparti cardiologici in Ospe-
                        l’arrivo dei testi in redazione e la pubblicazio-  dali diversi, partendo da zero: la prima volta
                        ne o, malauguratamente, la ricusazione), arric-  come aiuto, le altre due avendone la respon-
                        chire il giornale di contributi culturali diversi da  sabilità completa come primario.
                        quelli specificatamente tecnici (attinenti cioè  Vuol ricordare con noi queste sue piutto-
                        alla storia della Cardiologia, alla bioetica, alla fi-  sto singolari vicende?
                        losofia, alla sociologia della nostra professione).  Lo faccio volentieri perché in qualche modo
                        Ho raggiunto ambedue i primi obiettivi, con il  esse possono vedersi come icone illustrative
                        prezioso aiuto dei collaboratori della Redazio-  del processo di nascita e di crescita di struttu-
                        ne e dei tanti revisori e ne sono molto gratifi-  re cardiologiche autonome nei nostri Ospeda-
                        cato. Il terzo non mi è riuscito se non in mini-  li. Possono cioè leggersi in senso storico gene-
                        ma parte. Ne conservo il rammarico.   rale, non solo personale.
                        Così come mi resta nell’animo il cruccio per la  Nel marzo del 1969, l’amministrazione del Po-
                        volontaria perdita del GIC da parte dell’ANM-  liclinico di Pavia conferì al Prof. Bobba l’incari-





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