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ti, è minata alla base dalla peculiarità organizzativa
del paese di origine dello studio (Danimarca), diffi-
cilmente ottenibile in altri paesi, e da alcune critica-
bili definizioni e strategie raccomandate dal proto-
collo (i criteri di esclusione hanno ad esempio tenu-
to fuori dallo studio il 63% dei pazienti con IMA).
Questo fondamentale studio resta comunque da
prendere come esempio per l’organizzazione delle re-
ti inter-ospedaliere.
Il MADIT 2 era uno studio nato per verificare se fos-
se possibile identificare il rischio per i pazienti con
IMA mediante la bassa frazione di eiezione (FE),
senza uno studio elettrofisiologico ed episodi di ta-
chicardia ventricolare non sostenuta, ed aumentare
quindi la loro sopravvivenza con l’impianto di un de-
fibrillatore. Gli end points primari dello studio era-
no tutte le cause di mortalità. Le conclusioni dello
studio hanno mostrato una riduzione significativa
(del 30% circa) della mortalità nei pazienti sottopo-
sti ad impianto di defibrillatore.
I dubbi maggiori sorti dalle conclusioni dello studio
riguardano l’utilità dell’impianto del defibrillatore in
un ampio gruppo di pazienti (tutti i soggetti con
IMA e FE > 30%) quando solo una piccola frazione
di questi trarrà effettivo giovamento dal trattamento,
in considerazione dei costi e dei possibili effetti collaterali (qualità di vita sca-
dente, shock inappropriati, ecc.).
Al fine di portare quindi beneficio al maggior numero di pazienti possibile mi-
nimizzando le spese, sarebbe forse utile un ulteriore elemento per la stratifica-
zione del rischio come ad esempio la durata del QRS.
Lo studio VALIANT è stato creato come un trial di mortalità per pazienti ad al-
to rischio con infarto miocardico, per determinare se il Valsartan fosse superiore
al Captopril o se l’associazione dei due farmaci fosse superiore alla dose testata
di Captopril nell’aumentare la sopravvivenza in questa tipologia di pazienti.
Le conclusioni hanno mostrato che nei pazienti post infartuati con insufficien-
za cardiaca e disfunzione ventricolare sinistra od entrambe, il Valsartan ha la
stessa efficacia del Captopril nel ridurre il rischio di mortalità, e l’associazione
Valsartan+Captopril non produce un’ulteriore riduzione nella mortalità ma solo
un maggior numero di eventi avversi.
Il trattamento di questa tipologia di pazienti prevede quindi di base l’utilizzo di
Beta bloccanti, antiaggreganti e statine con l’aggiunta eventuale di ACE-inibito-
re ed eplerenone in base all’entità della disfunzione ventricolare sinistra.
EUROPA è uno studio europeo sull’utilità del Perindopril nella riduzione di
eventi cardiaci in pazienti con malattia coronarica stabile. Gli end-point prima-
ri dello studio erano le morti per cause cardiovascolari, l’infarto miocardico e
l’arresto cardiaco. Le conclusioni hanno mostrato una riduzione del rischio re-
lativo del 20% per quanto riguarda gli end point primari.
EUROPA ha quindi testato i benefici clinici (peraltro già riscontrati in prece-
denti studi come ad es. l’HOPE) dell’ACE inibizione in una popolazione ische-
mica stabile.
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