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na nei quali, anche se, per ora, soltanto con un disegno osservazionale è sta-
to registrato un considerevole miglioramento della qualità di vita e delle de-
genze. Le esperienze pubblicate in letteratura sono quindi facilmente trasfe-
ribili anche nei nostri contesti e con un rilevante e significativo ruolo da par-
te degli infermieri;
•la valutazione degli effetti dei trattamenti, sia dei programmi di prevenzione
secondaria per la cardiopatia ischemica (che risulta migliorata), sia dei pro-
grammi di prevenzione secondaria post infarto;
•la prevenzione del rischio cardiovascolare, che vede l’infermiere con un ruo-
lo di educatore sanitario, con risultati di efficacia. Sono stati messi a con-
fronto 2 gruppi: il gruppo che riceve raccomandazioni di routine e quello sot-
toposto ad un programma attivo di educazione e nonostante il campione li-
mitato sono state rilevate differenze di comportamento;
•la valutazione del paziente, non solo dal punto di vista clinico, ma anche più
globale (Valutazione multidimensionale), per identificare i pazienti più a ri-
schio di eventi avversi, ha identificato come l’uso delle scale di valutazione
sia fattibile in pratica e possa consentire di identificare i pazienti più a rischio
e che hanno quindi bisogno di interventi mirati. La valutazione infermieristi-
ca, come sottolineato anche in un altro dei 10 lavori premiati, non si deve li-
mitare alla valutazione fisica del paziente ma deve prendere in esame anche
variabili che possono incidere sia sulla qualità di vita che sugli esiti, ad esem-
pio la depressione, riscontrata in 19 dei 60 pazienti ricoverati nell’UTIC del
S. Filippo Neri e valutati con la Beck Depression Inventory Scale.
•Infine, l’esperienza di terapia non farmacologica dell’ipertensione, che preve-
de incontri settimanali di gruppo, aperti sia ai pazienti che ai loro familiari,
con la partecipazione di infermieri e fisioterapisti, e lezioni frontali, lavori di
gruppo ed esperienze di attività fisica programmata, fa intravedere interes-
santi prospettive di sviluppo per la professione infermieristica.
ALCUNE RIFLESSIONI SUL PERCHÉ DI QUESTO SUCCESSO
La partecipazione ad un evento di settore di un numero così importante di in-
fermieri (non si tratta di un convegno sulle politiche della professione, dove so-
litamente la partecipazione è elevatissima) può avere molti significati:
•è possibile, ma noi non ci illudiamo che sia solo per questo, che il program-
ma del congresso sia stato particolarmente stimolante. Per
Il Congresso Nazionale dell’ANMCO sta quanto si cerchi di predisporre un programma originale, che
diventando, per gli infermieri, uno degli vorrebbe privilegiare il confronto tra esperienze, anche se
non necessariamente strettamente cardiologiche (ma questa
appuntamenti più rappresentativi nel
è una delle scelte che ha fatto quest’anno il comitato di coor-
panorama nazionale, ed un’occasione tra le
dinamento per fare dialogare tra loro settori diversi, e che
più importanti di aggiornamento forse è stata poco notata) questo non può essere l’unico mo-
tivo. Il Congresso Nazionale dell’ANMCO sta diventando,
per gli infermieri, uno degli appuntamenti più rappresentativi nel panorama
nazionale, ed un’occasione tra le più importanti di aggiornamento.
• Il programma predisposto quest’anno è risultato particolarmente variegato, ed
affrontava temi diversi, ed in più sono stati proposti, ad un numero limitato
di infermieri, i Minimaster sulla Gestione infermieristica: del paziente con scom-
penso cardiaco; con sindrome coronarica acuta e sul Ruolo dell’infermiere nella
prevenzione cardiovascolare.
• In tutte le sessioni si è cercato di mantenere come minimo comune denomi-
natore, la centralità del paziente, aspetto non sempre scontato soprattutto in
LUGLIO/OTTOBRE 2003 - N. 134/135 52

