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comunicazione tra settori diversi che hanno svi-
luppato esperienze e risposte ai problemi: la Car-
diologia deve dialogare con la geriatria e scambia-
re esperienze e risposte.
I 20 anni degli studi GISSI che hanno visto un
ruolo importante dell’ANMCO nella ricerca car-
diologica a livello internazionale hanno dato l’av-
vio ad una sessione di riflessioni sullo scenario fu-
turo delle unità coronariche.
Per la prima volta è stata organizzata una sessione
congiunta con medici ed infermieri per riflettere
sulle competenze minime che chi lavora in Car-
diologia deve avere. Lucia Sabbadin nel suo inter-
vento ha sottolineato l’importanza dell’autoforma-
zione e sottolineato il ruolo fondamentale dell’in-
tegrazione tra medici ed infermieri.
Le telecomunicazioni dominano incontrastate, oggi, nella nostra vita: la Car-
diologia, nella sua grossa parte di diagnostica strumentale, è pronta ad utilizza-
re al meglio questi strumenti, che non intendono, ovviamente, allontanare o,
peggio, rinnegare il significato del rapporto umano con il paziente, ma piutto-
sto rappresentare una forma di “strategia organizzativa” soprattutto nei con-
fronti della continuità assistenziale: avere la possibilità di realizzare un monito-
raggio domiciliare dei parametri basali (elettrocardiogramma, pressione arterio-
sa, frequenza cardiaca) di alcune categorie di pazienti dimessi dall’ospedale, ad
esempio, si traduce in un miglioramento della qualità dell’assistenza con un
considerevole risparmio di costi e minori disagi al paziente. In questa sessione
sono state presentate esperienze pratiche di collegamento ospedale-territorio e
si è discusso sul contributo del personale infermieristico all’organizzazione e al-
la gestione di questi servizi.
Una delle sessioni che ha suscitato maggiore discussione è stata quella sui pro-
tocolli di assistenza: gli infermieri di 3 centri diversi hanno illustrato i principa-
li interventi assistenziali che vengono garantiti nei loro centri dopo PTCA, abla-
zione, impianto di pacemaker definitivo ed ICD. Non è una novità per nessuno
scoprire come, pur nell’epoca dell’Evidence Based Medicine e Nursing esista an-
cora una grossa diversità di metodi, pratiche e materiali tra i centri. Il confron-
to ha consentito di analizzare le differenze, discutere le motivazioni, analizzare
le basi scientifiche dei comportamenti.
Il Risk Management ha suscitato grande interesse anche se funestato dall’assen-
za improvvisa, per cause di forza maggiore, del relatore principale e da grandi
difficoltà tecniche di un altro relatore. Gli aspetti emersi dimostrano la realtà
della problematica associata alla difficoltà culturale, metodologica e medico le-
gale ad applicare, nel nostro Paese, modelli più efficaci di gestione del rischio.
Ma anche l’importanza di studiare organizzazioni e contesti per tutelare mag-
giormente sia gli operatori che i pazienti e del fare dell’errore un’occasione di
apprendimento.
Le Cure palliative in Cardiologia stanno diventando uno dei temi di attualità: in-
fatti la gestione del paziente cronico nella sua fase terminale è sempre più fre-
quente. È un’area nella quale mancano risposte e dove occorre fare ricerca. L’e-
sperienza più importante di gestione dei sintomi si ha per i pazienti oncologici:
ma la dispnea di un paziente con scompenso va gestita diversamente (per stra-
tegie assistenziali e farmacologiche) da quella di un paziente oncologico, e lo
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