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CONCLUSIONI
La Delegazione ANMCO Friuli Venezia Giulia invita i Colleghi delle altre Regio-
ni a vigilare e ad attivarsi per evitare che la competenza cardiologica nell’Emer-
genza-Urgenza venga disconosciuta ed affidata esclusivamente ad altre figure me-
diche.
In maniera analoga bisogna vigilare per evitare che i Servizi di Cardiologia e le
Cardiologie degli Ospedali di rete vengano assorbiti da altre unità operative quali
Aree di Emergenza o Reparti di Medicina rischiando così di perdere la specificità
cardiologica conquistata negli ultimi 20 anni!
È nostro timore che le unità operative cardiologiche “minori” di dimensioni, ma
spesso importantissime nella gestione del territorio rimangano isolate dalle realtà
maggiori rischiando di perdere la propria autonomia. Non a caso nella nostra Re-
gione nel corso del 2001 abbiamo assistito impotenti, ma non silenziosi, alla tra-
sformazione di tre unità cardiologiche da complesse a semplici con la perdita di
tre ruoli cardiologici apicali.
Dobbiamo quindi ricordarci che la specificità della competenza cardiologica non è
un beneficio inalienabile ma che deve venir ribadito e difeso in tutte le sedi.
Lazio
D A L L E R E G I O N I
L’ANMCO LAZIO COINVOLGE LA MEDICINA GENERALE
Un progetto per la continuità assistenziale e l’appropriatezza dei percorsi diagnostico-terapeutici
di Massimo Santini, Quinto Tozzi, Massimo Uguccioni
L’evoluzione del contesto socio-economico ha inevitabilmente condizionato an-
che il mondo sanitario italiano introducendo, tra l’altro, nuovi modelli organizza-
tivi e gestionali focalizzati sempre di più sulla centralità del paziente e sui processi
di cura.
Uno degli elementi fondamentali di questo processo è l’integrazione ospedale -
territorio; in questo ambito particolare importanza assume, ai fini di una gestio-
ne del paziente più completa, efficace ed efficiente, il rapporto tra Cardiologi
Ospedalieri e medici di Medicina Generale. Tale rapporto, da sempre caratterizza-
to da una marcata dicotomia, non è mai stato ottimale in termini di potenzialità
dei risultati delle cure, con ricadute sfavorevoli e disagi per il paziente.
Alla luce di quella che è anche l’esperienza di altri Paesi è divenuto sempre più
importante, sino ad essere attualmente di fatto indispensabile, porre una sempre
maggiore attenzione all’uniformità delle cure ed a quelli che vengono definiti “per-
corsi diagnostico terapeutici”. Il primo passo per la loro corretta ed efficace at-
tuazione è, in campo cardiologico, il potenziamento delle relazioni ed una mag-
giore integrazione tra Cardiologi e medici di Medicina Generale.
Buona parte delle difficoltà di interazione deriva da una prassi sedimentata nel
tempo e dovuta, più che a cattiva volontà o deliberata esclusione, alla mancanza
CARDIOLOGIA NEGLI OSPEDALI 71

