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emerge che il sistema dell’Emergenza regionale deve ruotare attorno a queste Aree
e quindi alle figure dei medici che vi operano.
Nel documento viene delineato anche il profilo professionale del medico intensi-
vista che comprende molteplici competenze: il mantenimento delle vie aeree
compresa l’intubazione tracheale e la ventilazione meccanica, il posizionamento
di cateteri intravascolari (arterie sistemiche, arteria polmonare, vene centrali, il
posizionamento di cateteri per stimolazione cardiaca temporanea), il drenaggio
toracico.
Non solo ma viene considerata desiderabile la competenza nell’eseguire la bron-
coscopia, la dialisi peritoneale, l’emofiltrazione a-v continua, l’ecocardiografia
transtoracica e transesofagea, la minitracheotomia, la tracheotomia, la pericardio-
centesi…! Un vero e proprio “tuttologo”, figura “totipotente” nell’ambito del-
l’Emergenza-Urgenza formata non si sa bene in quale scuola di specializzazione.
La nostra Associazione ha da sempre evidenziato e denunciato all’Agenzia Regio-
nale il pericolo di queste soluzioni: è impensabile che un medico riesca a cono-
scere e a saper applicare tutti i più recenti protocolli legati all’Emergenza. Basti
pensare alle continue modificazioni dei protocolli per il trattamento delle sindro-
mi coronariche acute.
Ciò nonostante nel documento presentato dai medici dell’Emergenza la presenza
del Cardiologo in guardia attiva è ritenuta essenziale solo nei Dipartimenti di
Emergenza di 2° livello, cioè negli ospedali dove è presente la Cardiochirurgia,
Neurochirurgia, ecc., mentre in quelli di 1° livello, la presenza del Cardiologo è
desiderabile ma non obbligatoria. Ma a nostro avviso è proprio nelle sedi più de-
centrate che è fondamentale la presenza del Cardiologo, e di un Cardiologo pro-
fessionalmente formato, per riuscire a compiere una corretta stratificazione del ri-
schio.
Come se non bastasse, nello stesso documento l’UTIC viene identificata come a
bassa intensità di cure ed assistenza! Si ritorna così indietro di 30 anni almeno!
Una proposta di questo tipo lascia attonito il Consiglio Regionale ANMCO del
Friuli Venezia Giulia, considerando soprattutto che nella nostra Regione vi è un’al-
ta prevalenza ed incidenza di malattie cardiovascolari ed un’elevata mortalità per
le stesse.
Il Consiglio Regionale ANMCO del Friuli Venezia Giulia è stato ed è in disaccor-
do con questa concezione. Secondo noi le tre principali figure mediche, Intensivi-
sti, Cardiologi e Rianimatori devono interagire con pari dignità, ma ognuno con
le proprie competenze specifiche nella rete integrata dell’Emergenza, prevedendo,
per quanto riguarda la Cardiologia la presenza attiva o la pronta disponibilità del
Cardiologo nell’ambito di un dipartimento provinciale o di area vasta di Cardio-
logia. Il Cardiologo non deve essere solo il depositario dell’ultra-specializzazione
ad alta tecnologia, ma essere anche saldamente ancorato alla Cardiologia Clinica
del modo reale, quale quella che si vede tutti i giorni lavorando a stretto contatto
con il Pronto Soccorso.
Di fronte a questo tentativo, dettato prevalentemente da motivi di risparmio, di
appaltare il sistema dell’Emergenza in toto ad una sola figura medica, emarginan-
do sostanzialmente i Cardiologi, il Consiglio Regionale Friuli Venezia Giulia ha
avviato una serie di azioni:
1. informazione alla popolazione per mezzo stampa locale;
2. azione a livello dell’Agenzia regionale mediante riunioni con i vertici ed elabo-
razione di una proposta-contributo dei Cardiologi per il piano dell’Emergenza;
CARDIOLOGIA NEGLI OSPEDALI 69

