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Predella dei Santi Cosma e Damiano
dalla Pala di San Marco
bilità e dell’autonomia della nostra
professione. Probabilmente non sarà
tutta colpa dell’Ospedale per inten-
sità di cura se il nostro ruolo perderà
ulteriormente identità, forza e speci-
ficità, ma certamente tra i tanti mali
soffocherà la nostra aura. In questo I fatti, gli avvenimenti, sono sempre
contesto antropologico, organizzativo suggestivi di nessi. Incitano ad andare
e scientifico, mentre l’anima “ippo- oltre, verso un’interpretazione, un
cratica” del medico rischia l’impoveri- approfondimento che li unisca in un
mento clinico, potranno sopravvivere insieme significativo.
invece sia l’anima “fantozziana”, che
risponderà indifferente alla scarsez-
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za di risorse e all’appiattimento dei
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ruoli, burocratizzandosi in modo
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impiegatizio e remissivo, sia quella
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affarista, che crescerà con la tecnolo-
gia, il distacco dall’uomo malato e le
prestazioni. E’ disperante immaginare :j\Zc^d BdciVaZ
quale sarà il nostro futuro lavoro nelle
nuove organizzazioni ospedaliere. Il
rischio è che con la fine dell’Ospedale
come lo abbiamo conosciuto per anni,
la professione medica perda anche
la sua principale fonte di ispirazione:
l’uomo nella sua totalità.
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