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di svelare i possibili meccanismi alla base della peggiore prognosi dei pazienti con
                           disglicemismo da stress: l’iperglicemia acuta indurrebbe una notevole accelerazio-
                           ne sullo stress ossidativo ed i radicali liberi dell’ossigeno, attraverso una riduzio-
                           ne marcata dell’ossido nitrico, determinerebbero una disomogeneità nella ripola-
                           rizzazione ventricolare con allungamento del QT e del QTc.
                                            In definitiva l’iperglicemia avrebbe un effetto pro-aritmico sia
                                            nei soggetti diabetici che non diabetici (6). Durante IMA l’i-
              I pazienti non diabetici con
                                            perglicemia da stress (valore soglia della glicemia > 126
              iperglicemia da stress        mg/dl), sia in pazienti diabetici che non diabetici, è associa-
              presentano livelli più        ta con maggiori livelli sierici di troponina, aumentato livello
              elevati di Troponina sierica  circolante di marker infiammatori (PCR, IL-18, ecc.), incre-
              e più imponente risposta      mento della risposta dei linfociti T citotossici, ridotta espres-
              infiammatoria                 sione dei linfociti T suppressor, ma il dato più rilevante è la
                                            maggiore estensione dell’area infartuata, maggiore e più du-
                                            ratura flogosi e peggiore outcome (7).
                           Del tutto recentemente è stato dimostrato che il diabete mellito determina una ini-
                           bizione della angiogenesi nei pazienti con sindrome coronarica acuta (8). La ric-
                           chezza e la eterogeneità di dati fanno ben intuire che siamo ancora lontani dalla
                           completa delucidazione dei meccanismi fisiopatologici alla base delle complicanze
                           del diabete mellito; sono necessari ulteriori studi mirati, tuttavia possiamo dire,
                           con basi solide, che nella gestione responsabile del paziente infartuato con ipergli-
                           cemia è utile contrastare gli elevati valori glicemici sia nel soggetto diabetico che
                           non diabetico; nel diabetico è opportuno utilizzare un trattamento intensivo insu-
                           linico per almeno 3 mesi, ciò sempre in associazione con la terapia convenzionale
                           ed in accordo con le Linee Guida sullo STEMI e NSTEMI.

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