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Molise


                               D    A    L    L    E        R    E    G    I   O    N    I


                IPERGLICEMIA ACUTA DURANTE INFARTO DEL MIOCARDIO,

                                       FENOMENO O EPIFENOMENO?

                                           Gestione dell’iperglicemia in UTIC

                                     di Mario Siniscalchi, Filomena Baldini, Emilio Musacchio


                           IPERGLICEMIA IN UTIC
                           Il personale medico che si occupa di paziente critico nelle UTIC, nelle rianima-
                           zioni, nelle terapie intensive, nei reparti chirurgici e nei Pronto Soccorso, più vol-
                           te ha dovuto prendere atto del notevole rialzo della glicemia nei propri pazienti e
                                            non sempre la pratica clinica e le linee guida gli sono venu-

              Lotta all’iperglicemia        te in aiuto per stabilire fino a che punto ciò fosse innocuo
                                            oppure potesse essere di nocumento.
                                            Nel concreto, spesso ci si trova di fronte a 2 situazioni: (a)
                           difficoltà e disorientamento nella gestione immediata dei pazienti infartuati con
                           anamnesi negativa per diabete mellito, ma che presentano valori glicemici tra 140-
                           400 mg/dl; fino a poco tempo fa prevaleva l’opinione comune che l’iperglicemia
                           peri-infartuale fosse un banale fenomeno di accompagnamento secondario al rial-
                           zo delle catecolamine, del cortisolo, oppure il risultato di una ipoperfusione pan-
                           creatica, per cui non si riteneva pericoloso il fenomeno e non si tentava di cor-
                           reggerlo; (b) dubbi e perplessità del Cardiologo sulla terapia ipoglicemizzante nel
                           paziente diabetico di tipo 2 con IMA; da questo punto di vista esistono non po-
                           chi dati in letteratura ed alcune linee guida che dovrebbero e potrebbero essere di
                           ausilio se fossero sufficientemente diffuse.
                           Per comprendere l’insufficiente diffusione di tali linee di condotta basta chiedersi
                           in quante UTIC, nel paziente critico, si continua a somministrare ipoglicemizzanti
                           orali e in quante si passa all’insulina? Il nostro scopo non è quello di fare un’ana-
                           lisi dei protocolli interni delle terapie intensive, ma sollecitare i colleghi ad aderi-
                                            re a quanto la letteratura degli ultimi anni ci sta fornendo: bi-
              Nel paziente critico          sogna fare la guerra all’iperglicemia. Questa esigenza di co-
              preferire l’insulina agli     noscenza dei danni dell’iperglicemia acuta e cronica e del ma-
                                            nagement è stata fatta propria dalla Società Europea di Car-
              ipoglicemizzanti orali
                                            diologia, che ha incentrato l’ultimo Congresso, tenutosi a
                                            Monaco di Baviera tra fine agosto ed inizi di settembre 2004,
                           sulle alterazioni del metabolismo glucidico ed il diabete mellito, patologie con no-
                           tevole impatto cardiovascolare.
                           Nel Congresso sono stati presentati i dati della Euro Heart Survey, un rapporto det-
                           tagliato sulla prevalenza del diabete mellito e delle alterazioni glucometaboliche
                           nei pazienti con malattie cardiovascolari. Lo studio ha evidenziato non solo l’ele-
                           vata prevalenza del diabete e dell’intolleranza glucidica tra i pazienti con malattie
                           cardiovascolari, ma ne ha anche sottolineato la necessità di una diagnosi precoce
                           da parte del Cardiologo. La conoscenza dello stato glucometabolico del cardiopa-
                           tico è fondamentale per guidare il trattamento in quanto è possibile con un inter-
                           vento terapeutico più aggressivo, non solo sul metabolismo del glucosio ma anche
                           e soprattutto sui fattori di rischio associati quali ipertensione e dislipidemie, mi-
                           gliorarne la sopravvivenza e ridurne gli eventi cardiovascolari futuri.




                  CARDIOLOGIA NEGLI OSPEDALI  41
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