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Questa terapia causa una riduzione sia della pressione arte-
La frequente associazione riosa che delle resistenze della arteriola efferente, conducen-
di malattie cardiache e do ad una riduzione della pressione capillare glomerulare.
renali è giustificata dai Malgrado l’uso degli ACE-inibitori possa inizialmente provo-
comuni fattori di rischio e care una caduta della VFG, con un conseguente aumento del-
la creatinina sierica, in pazienti con SCC e concomitante in-
dalla capacità di entrambe
sufficienza renale lieve o moderata, l’efficacia e la sicurezza
di favorire la reciproca
del loro impiego sono ben documentate. Nel trial CONSEN-
progressione clinica SUS, l’utilizzo dell’enalapril ha garantito un miglioramento
della sopravvivenza anche nei pazienti con creatininemia
>1.4 mg% ed in quelli (circa un terzo) che han-
no dimostrato un iniziale aumento di creatinina
sierica. Al contrario, non è stato ancora dimo-
strato se gli ACE-inibitori siano efficaci e sicuri
anche nell’insufficienza renale cronica severa.
Benché un cauto tentativo sia giustificato dall’ef-
ficacia di questi farmaci, va ricordato che molti di
questi pazienti non tollereranno questo tratta-
mento a causa del peggioramento significativo
della loro funzione renale.
Al fine di ridurre l’insorgenza di complicanze re-
nali, la terapia con ACE-inibitori dovrebbe essere
iniziata a dosaggi estremamente bassi, se possibi-
le con una concomitante riduzione della terapia
diuretica. Inoltre i dosaggi andrebbero incremen-
tati gradualmente controllando attentamente la
funzione renale e gli elettroliti sierici. Valori di
creatinina che aumentano all’inizio della terapia e
che non tornano successivamente nel range nor-
male devono far pensare alla presenza di una di-
sfunzione renovascolare, particolarmente in pa-
zienti anziani con SCC ad eziologia ischemica,
nei quali si può facilmente precipitare una insuf-
ficienza renale acuta (10). Infine, il bilancio del potassio deve essere monitorato
più attentamente nei pazienti che assumono spironolattone in presenza di una
concomitante disfunzione renale, in quanto l’aggiunta di un ACE-inibitore può
causare un improvviso rialzo dei livelli sierici di questo elettrolita (11).
Come per l’ACE-inibizione, grandi trial clinici hanno dimo-
strato come anche il beta-blocco sia efficace e sicuro in
La gestione ottimale dello
un’ampia percentuale di pazienti affetti da SCC, ma anche in
scompenso cardiaco in questo caso sono attualmente disponibili solo scarse infor-
pazienti con insufficienza mazioni circa gli effetti di questa terapia in pazienti con SCC
renale cronica non è e concomitante insufficienza renale. Teoricamente rispetto
attualmente supportata da agli ACE-inibitori, i beta-bloccanti dovrebbero causare meno
sufficienti evidenze complicanze renali in pazienti con concomitante disfunzione
renale. Il rischio di eventi avversi può essere efficacemente li-
mitato da uno stretto monitoraggio e dall’utilizzo dei dosag-
gi più bassi possibili nella fase iniziale del trattamento, e dal loro incremento len-
to e graduale (2), con l’obiettivo di limitare al minimo l’iniziale riduzione della
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