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Friuli Venezia Giulia
D A L L E R E G I O N I
L’INSUFFICIENZA RENALE NEI PAZIENTI CON SCOMPENSO
CARDIACO: UNA PROBLEMATICA EMERGENTE
I pazienti con SCC nella pratica clinica sono anziani ed affetti da una o più comorbidità,
che contribuiscono significativamente al peggioramento clinico-prognostico della sindrome
di Alberto Pivetta, Marco Merlo, Andrea Di Lenarda, Luigi Tarantini, Gianfranco Sinagra
Lo scompenso cardiaco cronico (SCC) è una sindrome inabilitante, costosa e ad
elevata mortalità ed è ormai una malattia a diffusione pandemica (1). Al contrario
di quanto accade per i pazienti arruolati nei grandi trial farmacologici, frequenti
sono le comorbidità presenti nei pazienti con SCC che si incontrano comune-
mente nella pratica clinica, e rilevanti le implicazioni clinico-prognostiche corre-
late alla loro presenza (2).
INSUFFICIENZA RENALE E SCOMPENSO CARDIACO
L’insufficienza renale cronica (IRC) rappresenta una delle più frequenti comorbi-
dità presenti tra i pazienti con SCC. Circa un terzo dei pazienti con SCC modera-
to (3), e circa metà dei pazienti con SCC severo (4) presen-
tano un grado significativo di insufficienza renale (definita
Nel paziente scompensato,
con una velocità di filtrazione glomerulare (VFG) basale < 60
la presenza di una
2
ml/min/1,73m ). Nel paziente affetto da SCC, la presenza di
disfunzione renale è un una disfunzione da lieve a moderata è un fattore di rischio
fattore di rischio indipendente di mortalità (3, 4) e la VFG risulta un fattore
indipendente di mortalità, prognostico addirittura più potente della frazione di eiezione
in alcuni casi più potente ventricolare sinistra e della classe funzionale NYHA (4).
della frazione di eiezione La frequente associazione di SCC ed insufficienza renale cro-
nica è in parte spiegata dal fatto che alcuni fattori (come dia-
ventricolare sinistra e della
bete, ipertensione, fumo e dislipidemie) aumentano il rischio
classe funzionale NYHA
sia delle malattie di cuore che delle malattie renali (5). Inol-
tre, se lo SCC avanzato è caratterizzato da alterazioni emodi-
namiche che concorrono alla progressione della disfunzione renale (6), anche l’in-
sufficienza renale cronica può accelerare l’aterosclerosi (7), e favorire il rimodel-
lamento ed il deterioramento funzionale cardiaco (8), concorrendo così alla pro-
gressione dello SCC. Inoltre, la cronica attivazione neuroormonale, che compare
quando la riduzione della perfusione renale supera una soglia critica, contribuisce
alla ulteriore progressione dello SCC (9).
IL SOTTOUTILIZZO DEI TRATTAMENTI RACCOMANDATI
La gestione ottimale dello SCC in pazienti con insufficienza renale cronica attual-
mente non è suffragata da sufficienti evidenze. Infatti, i pazienti con SCC e una
concomitante insufficienza renale da moderata a severa sono largamente sottorap-
presentati, o esclusi, dai grandi trial farmacologici, senza contare che il grado di
insufficienza renale viene generalmente stimato dal livello serico di creatinina,
marker poco sensibile di insufficienza renale considerata la sua correlazione non
lineare con la VFG.
L’uso degli ACE-inibitori rappresenta un caposaldo nel trattamento dello SCC.
MARZO/APRILE 2005 - N. 144 38

