Page 44 - CnO_144
P. 44

DALLA LETTERATURA ALLA PRATICA CLINICA
                           Dalla metanalisi fatta da Capes su 15 studi si evince che l’iperglicemia peri-infar-
                           tuale è associata ad una aumentata mortalità intraospedaliera (3,9 volte, 95% IC
                           2.9-5.4), sia in soggetti diabetici che non diabetici, e in questi ultimi il rischio di
                           scompenso cardiaco e shock cardiogeno è maggiore (1).
                           La glicemia all’ingresso, in soggetti non diabetici con IMA, è un predittore indi-
                           pendente di outcome a distanza e non riflette solo lo stress acuto, ma rappresen-
                                            ta un marker di alterato metabolismo glucidico, potenzial-
              La terapia intensiva          mente modificabile, con impatto sulla prognosi (2, 3). Uno
              insulinica diminuisce la      dei trial che maggiormente ha contribuito a chiarire l’impor-
                                            tanza della lotta all’iperglicemia è stato l’United Kingdom
              mortalità nel paziente
                                            Prospective Diabetes (UKPDS): in questo studio sono stati re-
              diabetico con IMA             clutati più di 5.000 pazienti con diabete mellito tipo 2 neo-
                                            diagnosticato, di età compresa tra 25 e 65 anni.
                           Da una valutazione dei dati emerge che ad ogni punto percentuale di riduzione
                           dell’HbAlc corrisponde una riduzione del rischio di sviluppare complicanze cro-
                           niche pari al 35%. Un livello di HbAlc oltre 6.5% era predittivo di evento corona-
                           rico ed un incremento dell’1% di HbAlc si accompagnava all’aumento dell’11% del
                           rischio coronarico.

























                           Paul Cézanne, Mele e biscotti, 1890-1895 Parigi, Orangerie

                           A titolo d’esempio avere un livello di HbAlc superiore a 7.5% aumenterebbe del
                           52% il rischio di coronaropatia, del 42% il rischio di infarto miocardico fatale e
                           non (RR 1.42; IC 1.03-1.98) e del 72% di infarto miocardico fatale (RR 1.72; IC
                           1.06-2.77) in confronto ad un livello di HbAlc di 6.2%. Una relazione dello stes-
                           so ordine tra livello glicemico e rischio coronarico era stato osservato nei pazien-
                           ti diabetici dello studio di Framingham (4). Nel 1995 lo studio DIGAMI (Diabe-
                           tes Mellitus Insulin-Glucose Infusion in Acute Myocardial Infarction) ha valutato
                           i risultati del trattamento in 620 pazienti diabetici con infarto acuto del miocar-
                           dio, randomizzati a ricevere la terapia insulinica intensiva o la terapia standard;
                           coloro che hanno ricevuto la terapia insulinica intensiva hanno avuto una ridu-
                           zione significativa della mortalità ad 1 anno rispetto a quelli che avevano ricevu-
                           to le cure convenzionali (19 vs 6%).
                           La più grande riduzione della mortalità è stata vista nei pazienti che non avevano
                           ricevuto insulina precedentemente all’infarto (5). Molti ricercatori hanno cercato




                   MARZO/APRILE 2005 - N. 144  42
   39   40   41   42   43   44   45   46   47   48   49