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DALLA LETTERATURA ALLA PRATICA CLINICA
Dalla metanalisi fatta da Capes su 15 studi si evince che l’iperglicemia peri-infar-
tuale è associata ad una aumentata mortalità intraospedaliera (3,9 volte, 95% IC
2.9-5.4), sia in soggetti diabetici che non diabetici, e in questi ultimi il rischio di
scompenso cardiaco e shock cardiogeno è maggiore (1).
La glicemia all’ingresso, in soggetti non diabetici con IMA, è un predittore indi-
pendente di outcome a distanza e non riflette solo lo stress acuto, ma rappresen-
ta un marker di alterato metabolismo glucidico, potenzial-
La terapia intensiva mente modificabile, con impatto sulla prognosi (2, 3). Uno
insulinica diminuisce la dei trial che maggiormente ha contribuito a chiarire l’impor-
tanza della lotta all’iperglicemia è stato l’United Kingdom
mortalità nel paziente
Prospective Diabetes (UKPDS): in questo studio sono stati re-
diabetico con IMA clutati più di 5.000 pazienti con diabete mellito tipo 2 neo-
diagnosticato, di età compresa tra 25 e 65 anni.
Da una valutazione dei dati emerge che ad ogni punto percentuale di riduzione
dell’HbAlc corrisponde una riduzione del rischio di sviluppare complicanze cro-
niche pari al 35%. Un livello di HbAlc oltre 6.5% era predittivo di evento corona-
rico ed un incremento dell’1% di HbAlc si accompagnava all’aumento dell’11% del
rischio coronarico.
Paul Cézanne, Mele e biscotti, 1890-1895 Parigi, Orangerie
A titolo d’esempio avere un livello di HbAlc superiore a 7.5% aumenterebbe del
52% il rischio di coronaropatia, del 42% il rischio di infarto miocardico fatale e
non (RR 1.42; IC 1.03-1.98) e del 72% di infarto miocardico fatale (RR 1.72; IC
1.06-2.77) in confronto ad un livello di HbAlc di 6.2%. Una relazione dello stes-
so ordine tra livello glicemico e rischio coronarico era stato osservato nei pazien-
ti diabetici dello studio di Framingham (4). Nel 1995 lo studio DIGAMI (Diabe-
tes Mellitus Insulin-Glucose Infusion in Acute Myocardial Infarction) ha valutato
i risultati del trattamento in 620 pazienti diabetici con infarto acuto del miocar-
dio, randomizzati a ricevere la terapia insulinica intensiva o la terapia standard;
coloro che hanno ricevuto la terapia insulinica intensiva hanno avuto una ridu-
zione significativa della mortalità ad 1 anno rispetto a quelli che avevano ricevu-
to le cure convenzionali (19 vs 6%).
La più grande riduzione della mortalità è stata vista nei pazienti che non avevano
ricevuto insulina precedentemente all’infarto (5). Molti ricercatori hanno cercato
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