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bra, secondo i risultati di questo e altri studi, ben tollerata, in quanto non asso-
ciata, rispetto al trattamento placebo, a un rischio significativamente aumentato
di ansia, depressione e nausea.
I commentatori hanno espresso apprezzamenti su questo tipo di approccio far-
macologico all’obesità, che nello studio era associato in entrambi i gruppi a una
dieta ipocalorica, concordando peraltro che anche se lo studio presentato era
prospettico e su vasta scala, sono necessari al-
tri dati per conoscere meglio il profilo di sicu-
rezza del farmaco.
Per via della non univocità dei risultati di una
serie di studi pubblicati negli ultimi anni sulle
evoluzioni della terapia farmacologica dell’in-
sufficienza cardiaca, la loro trasferibilità nella
pratica clinica è rimasta non compiutamente
definita.
A questo proposito ha visto un’audience molto
numerosa la presentazione di una metanalisi
che ha considerato gli studi multicentrici sui
sartanici nello scompenso cardiaco con end-
point di mortalità nei quali sono stati arruola-
Buono fruttifero del valore di 5 $ dello Stato della Louisiana, 1873
ti più di 500 pazienti; l’utilizzo degli inibitori
dell’angiotensina II nei 25.000 e più pazienti
degli studi esaminati (RESOLVD, ELITE, ELITE II, VAL-HeFT, CHARM, OPTI-
MAAL e VALIANT), non ha ottenuto, a differenza degli aceinibitori, una signi-
ficativa riduzione di mortalità ma solamente una significativa riduzione della
riospedalizzazione per un peggioramento dello scompenso.
I Chairman della sessione hanno commentato che, pur con i limiti delle meta-
nalisi, questi dati indicano come non sia applicabile estesamente l’associazione
di aceinibitori e sartanici e come siano necessari studi di non-inferiorità per va-
lutare se gli inibitori dell’angiotensina II possono sostituire gli aceinibitori.
Il grande interesse suscitato nella comunità cardiologica dalle osservazioni sul-
l’efficacia dei defibrillatori impiantabili ha avuto un altro momento rilevante con
la presentazione di un’analisi sugli aspetti economici di questa strategia tera-
peutica. I dati esposti derivano dello studio SCD-HeFT che ha dimostrato in
2.521 pazienti con scompenso cardiaco in Classe NYHA 2-3, tutti trattati con
terapia medica piena, che l’aggiunta di un ICD riduce del 23% la mortalità a cin-
que anni.
L’impianto dei defibrillatori utilizzati nello studio, con caratteristiche che li ren-
deva meno dispendiosi di altri in commercio (singolo catetere, monocamerale,
con sola funzione di scarica elettrica), comporterebbe un costo, sulla base dei
cinque anni della durata dello studio, di 33.200 dollari circa per ogni anno di
vita guadagnata. Questo valore viene considerato dagli esperti di questo genere
di valutazioni accettabile in quanto inferiore a 50.000 dollari per anno di vita
guadagnata, il parametro di riferimento che equivale al costo di un anno di dia-
lisi nell’insufficienza renale avanzata.
I limiti di quest’analisi sono stati indicati in discussione nell’alta probabilità che
nella pratica clinica del mondo reale vengano utilizzati apparecchi più costosi
di quelli studiati e che comunque la loro applicazione su larga scala nei pazienti
scompensati, rimane al momento economicamente insostenibile per ottenere lo
scopo prefissato, considerando che la morte improvvisa si verifica negli Stati
Uniti tra le 300.000 e le 400.000 volte all’anno.
CARDIOLOGIA NEGLI OSPEDALI 11

