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ta. I dati emersi da quest’analisi a posteriori possono essere un contributo al
                                            dibattito in corso su chi, e quando, tra i pazienti con sindrome coronarica acu-
                                            ta, deve eseguire la coronarografia nelle prime ore dell’episodio acuto.
                                            Ancora riguardo alle sindromi coronariche acute, un netto accento è stato po-
                                            sto in varie occasioni durante il meeting sull’importanza della precocità di ini-
                                            zio e dell’intensità della terapia ipolipemizzante con statine. Il trial PRINCESS,
                                            sospeso per gli effetti collaterali del farmaco studiato, la cerivastatina, dopo l’ar-
                                            ruolamento di 3.605 pazienti, ha evidenziato che la somministrazione precoce
                                            della statina, entro 48 ore dall’ingresso in Ospedale, riduce la ricorrenza di
                                            ischemia a cinque mesi.
                                            Un’analisi del PROVE-IT presentata da Cannon ha dimostrato l’efficacia di dosi
                                            elevate di atorvastatina (80 mg) già a 30 giorni dall’inizio della terapia (con un
                                            inizio della divaricazione delle curve degli eventi dopo sette giorni) con una ri-
                                            duzione dell’endpoint combinato di morte, reinfarto, rivascolarizzazione urgen-
                                            te del 33%, suggerendo un effetto pleiotropico molto precoce di questi farmaci.
                                            Un’altra presentazione di dati provenienti dai 4.162 pazienti del PROVE-IT ha
                                            sottolineato come quattro mesi di atorvastatina ad alte dosi (11% della popola-
                                            zione aveva LDL tra 26 e 40), non provocano una maggior incidenza di effetti
                                            collaterali (epatici, muscolari, neurologici, oculari) ma, una tendenza alla ridu-
                                            zione degli eventi coronarici, nonostante i sottogruppi studiati non avessero una
                                            consistenza numerica tale da poter trarre conclusioni definitive. Questa serie di
                                            comunicazioni ha avuto un rilievo particolare anche in relazione all’interesse su-
                                            scitato dal recente aggiornamento delle Linee Guida Americane NCEP (Natio-
                                            nal Cholesterol Education Program) nelle quali viene consigliato, specialmente
                                            nei pazienti a rischio più elevato, un atteggiamento farmacologico aggressivo
                                            della dislipidemia.
                                            Per quanto riguarda la rivascolarizzazione coronarica dei pazienti diabetici, ha
                                            suscitato grande interesse la comunicazione dei risultati dell’ISAR-SWEET, un
                                            trial condotto su 701 pazienti diabetici pretrattati con bolo di 600 mg di clopi-
                                            dogrel e randomizzati ad abciximab o placebo. I risultati, definiti sorprendenti
                                            da alcuni commentatori, hanno dimostrato l’inefficacia di abciximab nel ridur-
                                            re eventi clinici (morte e infarto) a un anno e la sua capacità di ridurre del 24%
                                            la restenosi angiografica; i commenti allo studio hanno sottolineato come, in li-
                                            nea con le evidenze dell’ISAR-RAECT, in una popolazione a relativamente bas-
                                            so rischio, non erano infatti inclusi nel trial pazienti con sindromi coronariche
                                            acute, l’effetto dei clopidogrel può aver parzialmente limitato l’effetto dell’ab-
                                            ciximab sui risultati clinici.
                                            Il messaggio che forse è emerso con più forza e continuità durante i lavori del
                                            Congresso è stato quello del valore del cambiamento dello stile di vita nel pre-
                                            venire gli eventi cardiovascolari. Infatti, accanto a numerose sessioni indirizzate
                                            a discutere i risultati più recenti degli studi che hanno indagato molteplici aspet-
                                            ti dell’ottimizzazione del controllo dei valori pressori, del profilo glicemico e li-
                                            pidico, sono state riportate interessanti evidenze sul valore preventivo dell’atti-
                                            vità fisica, della dieta e della riduzione del peso corporeo.
                                            A questo proposito si va affermando con maggiore solidità scientifica e clinica
                                            l’utilità di intervenire farmacologicamente sull’obesità: i risultati del Rio-North
                                            America, trial che ha randomizzato 3.040 pazienti obesi a due diversi dosaggi di
                                            rimonabant, 5 o 20 mg, verso placebo, ha dimostrato la riduzione del peso cor-
                                            poreo e il miglioramento del profilo metabolico a un anno con il trattamento at-
                                            tivo, specialmente con la dose più elevata.
                                            Il rimonabant, nuova molecola che agisce sul sistema endocannabinoide, sem-



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