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A R e A M ALATT ie de L C i RCOLO P OLMO n AR e
sivo iter diagnostico, dove D - dimero scientificamente valido, che indicasse i diventasse carta straccia? In accordo
e metodiche strumentali specifiche comportamenti e chiarisse le recipro- con la Direzione Sanitaria, si decise
avevano il compito di pervenire alla che competenze nell’affronto di una una “strategia a tre punte”: 1) un in-
definizione diagnostica corretta. In un patologia ad esordio spesso insidioso, contro di presentazione del Documen-
contesto clinico di stabilità emodina- fonte di dolorosi errori diagnostici e to nella sala conferenze dell’Ospeda-
mica, ulteriore merito del “Commen- di conseguenze medico - legali, se non le; 2) la distribuzione a tutti i Medici
to” era la proposta di diversi iter dia- “smascherata” precocemente. di un libretto contenente l’intero
gnostici, a seconda delle disponibilità Il Team locale Documento, intitolato “Linee Guida
di personale medico e di attrezzature Con il coordinamento delle U.O. di per la diagnosi e la terapia dell’em-
nell’arco delle 24 ore (dagli Ospedali Cardiologia e Pneumologia, vennero bolia polmonare e la profilassi della
dotati di tutte le apparecchiature a chiamati a far parte del gruppo di malattia tromboembolica venosa” in
quelli unicamente dotati di apparec- lavoro, Medici della Medicina d’Ur- cui venivano indicate, in appendice,
chi ultrasonografici). genza, dell’Immunoematologia, della anche le potenzialità diagnostiche e
Per affrontare in modo adeguato
l’embolia polmonare, è necessario il
coinvolgimento di molti Specialisti per la
realizzazione di un percorso diagnostico
terapeutico condiviso
Un protocollo locale Radiologia, della Chirurgia Vascolare, prognostiche dei diversi esami; 3) la
Facendo proprio l’invito che il per le reciproche competenze nell’iter distribuzione di un cartoncino a sei
“Commento” conteneva a tradurre diagnostico dell’EP. Grazie all’impe- facciate, in formato tascabile (pocket
in ogni singolo Ospedale le proposte gno dei membri del team, il “protocol- manual), di rapida ed essenziale
formulate in sede nazionale, l’U.O. lo” vide la luce nell’autunno del 2002, consultazione. L’operazione ebbe
di Cardiologia dell’Ospedale S. Carlo dopo alcuni mesi di “gestazione”. apparente successo, riuscendo a de-
Borromeo di Milano promuoveva la La diffusione stare l’interesse dei Colleghi, specie di
costituzione di un team multidiscipli- Ma quale poteva essere la modalità di coloro che la sorte aveva destinato alle
nare per la stesura di un protocollo diffusione più efficace e convincente trincee del Pronto Soccorso.
per la gestione dei pazienti con sospet- del protocollo, data la scarsa propen- I primi risultati
ta embolia polmonare acuta. sione della generalità dei Medici a Il pocket manual cominciò così a fare
La grande simulatrice modificare stratificate consuetudini capolino nelle tasche del camice dei
Il compito non era di facile realizza- della pratica clinica quotidiana? Come Colleghi, e termini quali “probabi-
zione, tuttavia era comune tra i Medici incidere nel contesto culturale ed lità clinica a priori” cessarono per
coinvolti la preoccupazione di per- organizzativo del nostro Ospedale per molti di avere oscuri significati. Si
venire ad un Documento condiviso e evitare che il lodevole lavoro prodotto ebbe inoltre una riduzione (ma non
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