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dersen fa del dipinto della discesa al Limbo del Bronzino
                                                               (attualmente in restauro), del quale Andersen mette in rilievo
                                                               i bambini non battezzati e la loro espressione di sollievo e di
                                                               slancio verso il cielo.
                                                               Dunque Andersen rimane letteralmente fulminato dalle bel-
                                                               lezze di Firenze e fra tutte il Porcellino del Tacca sul quale egli
                                                               scrisse poi una novella che inizia così:
                                                               “Nella città di Firenze, non lontano da piazza del Granduca,
                                                               passa una piccola via laterale, credo che si chiami Porta Rossa,
                                                               in questa, davanti a una specie di bazar dove si vendono ver-
                                                               dure, c’è un porcellino di bronzo di buona fattura, l’acqua fre-
                                                               sca e limpida sgorga dal muso dell’animale, che è verde scuro
                                                               per l’età; solo il muso luccica come se fosse stato lucidato, e
                                                               così è, a causa delle centinaia di bambini e lazzaroni che lo
                                                               afferrano con le mani e avvicinano la loro bocca all’animale
                                                               per bere. È un bel quadretto vedere il grazioso animale
                                                               abbracciato da un bel ragazzo seminudo che gli posa la fresca
                                                               bocca sul muso.”
                                                               Ecco un primo richiamo al “Porco di Metallo”, la favola fioren-
                                                               tina di Andersen sulla città, sull’arte e sugli artisti.
                                                               Proprio in quella novella “Il Porcellino”, ispirata al nostro cin-
                                                               ghiale di bronzo del Tacca, che ancora sta al mercato nuovo
                                                               (della paglia) il poeta (sotto le spoglie del piccolo mendican-
                                                               te) fa in sogno il giro dei più importanti e suggestivi monu-
                                                               menti di Firenze, e appare come abbagliato dalla bellezza e
            un altare in fondo; i letti sono separati da tende bianche”. A  dallo splendore della nostra città e fa vivere in sogno ma in
            conclusione del programma culturale  Andersen compie la  modo “vivo” tutto ciò che lo aveva colpito.
            sera stessa una passeggiata lungo l’Arno “dove non c’era quasi  Immagina così che un fanciullo scappato da casa per evitare
            acqua, e una lepre correva sul greto”.             maltrattamenti buttato fuori, a sera dal giardino di Boboli, si
            Le osservazioni sulla lunga, intensa giornata si chiudono con  reca dal porcellino, si adagia sulla sua schiena e si addormen-
            una umile considerazione del poeta:“Tutte quelle opere d’ar-  ta. Il porcellino cominciando a parlare e a muoversi lo invita a
            te, tutta la magnificenza che io vidi, accusò la mia ignoranza.  tenersi forte per fare un volo sulla città.
            Potessi ora, col pensiero e la mente, ricominciare daccapo, da  Ed ecco che tutto ciò che Andersen aveva visto nei suoi sog-
            17 anni: quanto avrei allora da imparare in così breve tempo.  giorni fiorentini lo rivive in modo irreale ed in movimento.
            Voi, come me, non potete molto; in confronto al grande tutto,  Le splendide veneri, le sabine rapite, il David che rotea la sua
            noi siamo nulla”.                                  fionda mentre il cavallo del monumento equestre al Granduca
            Il senso di impotenza si accentuò il giorno successivo, dopo la  in Piazza Signoria si muove. E così ripercorre il suo itinerario
            visita compiuta agli Uffizi e a Palazzo Pitti.“Tutto un mondo mi  fiorentino non trascurando Santa Croce e le varie tombe dei
            è passato davanti, nel breve tempo di poche ore”, scrive nel  grandi (e ricorda la scala nello stemma di Galileo Galilei), i giar-
            diario,“che cosa potrei ricordare di esso, soltanto pochi punti  dini e i fiori.
            sono rimasti vivi in me, rivedo la stanza ottagonale con i teso-  Questo motivo di ripercorrere con la fantasia e volando un
            ri artistici del mondo intero, un quadro, la Venere del Tiziano e  percorso effettivamente fatto, lo ritroveremo, insieme alla pre-
            la statua di marmo, la Venere medicea ne rappresentano il ful-  senza di bambini spesso poveri e derelitti in molte altre favo-
            cro”.                                              le oltre che ne “Il Porcellino”.
            “Ma quale è la più bella? Quale è terrena, questa è divina; l’oc-  Mi riferisco alla novella l’Angelo che inizia così:
            chio di marmo senza pupilla ha qui, di fronte alla bellezza del-  “Ogni volta che un buon bambino muore, un angelo di Dio
            l’universo, una espressione inesplicabile. L’altra Venere quella di  scende in terra, prende fra le braccia il bambino morto, allar-
            Tiziano, non mi colpì con la stessa intensità. Per un’ora stetti  ga le sue grandi ali bianche, e dopo aver volato su tutti i maghi
            ad ammirarle, quelle meraviglie, per decidere quale delle due  che il morticino ha amato sulla terra, coglie un gran mazzo di
            fosse la più bella.                                fiori e li porta in Paradiso dove continuano a fiorire meglio che
            Uno dei motivi chiave delle favole di Andersen come si è  sulla terra!”
            detto è quello dell’infanzia povera, sfruttata ed emarginata che  1 Andersen visitò Firenze quando il Granducato di Toscana era retto
            nell’attento esame e nella successiva descrizione che  An-  da Leopoldo II della casa dei Lorena.


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