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FORUM       A TRENT’ANNI DAL DRAMMATICO SERVIZIO DI UN INVIATO SPECIALE SUL FRONTE DELLAMALATTIA



                         ATTUALITÀ PER I CARDIOLOGI DELLA TESTIMONIANZA DIGIGIGHIROTTI

                                                                                               di Silviano Fiorato


            Poco più di trent’anni fa, nel 1974, finiva la vita di Gigi Ghirotti; ma resta tuttora viva la sua testimonianza. Era nato a Vicenza
            nel ’20. Giornalista di vaglia, collaborò con “La Stampa” a partire dagli anni ’50. Lo resero famoso sia la capacità di saper
            esprimere, con stile brillante, giudizi e critiche sugli avvenimenti di cronaca, sia di saper evidenziare, con mordente ironia, i peg-
            giori difetti della società civile. Non poteva sfuggire a questa sua critica il mondo della medicina; tantopiù che, proprio a lui,
            era toccata in sorte una malattia micidiale e allora incurabile: il linfogranuloma maligno. Il suo libro “Lungo viaggio nel tunnel
            della malattia” fu pubblicato nel 1973 (Eda, Torino), ripubblicato dall’Editrice La Stampa nel ’94 e successivamente dal
            Comitato Nazionale “Gigi Ghirotti” nel 2002: è una raccolta degli articoli scritti come cronista e protagonista, cui seguirono
            servizi televisivi e inchieste sul rapporto tra medici,“pazienti” e strutture sanitarie.
            Lo stesso Presidente della Repubblica si dichiarò profondamente impressionato.Al di là del caso personale il “viaggio” di Gigi
            Ghirotti divenne testimonianza diretta e sofferta di una situazione di disagio per i disservizi della nostra sanità. Solo grazie al
            personale impegno di molti operatori, medici e no, si poteva risalire parzialmente la china, inventarsi i rimedi caso per caso.
                                                               Le interviste ai malati e ai medici suonarono allora come
                                                               campane a martello.
                                                               Fece scalpore quella dell’ematologo Professor Quattrin, che
                                                               si era ricoverato per un check-up senza rivelare la sua qua-
                                                               lifica: dopo una settimana non seppe più resistere al trat-
                                                               tamento ospedaliero.
                                                               E un altro medico, il Professor Dini, resistette solo due gior-
                                                               ni ad un’analoga situazione. “L’umanità nell’ospedale è
                                                               tenuta in molto poco conto – dichiarava con rammarico –
                                                               l’ammalato abitualmente lo si considera come un numero”.
                                                               E, commentava Gigi Ghirotti,“non può reagire, pieno com’è
                                                               di paure e di incomodi fisici”.
                                                               Rileggiamo alcune frasi della sua esperienza di “inviato
                                                               speciale” sul fronte della malattia: “Sventola su questa
            ingloriosa epopea del disinteresse per gli ospedali e per i suoi ostaggi una bandiera bianca: sono le lenzuola dei nostri letti,
            con i loro cento rammendi, cicatrici visibili di una battaglia che dura ininterrotta da anni. La battaglia per risparmiare il cen-
            tesimo, mentre il caos divora i miliardi” (pag. 71).“un rapido biancore, un frullare improvviso di camici a capo del letto.Talvolta,
            ma di rado, l’apparizione comporta brevi scambi di parole”.
            “Ma in generale il corpo sanitario sembra perennemente tallonato dall’urgenza di correre altrove e il rapporto medico-degen-
            te ne risulta straziato … Suscitati dal tornado emergono da misteriosi sotterranei oscuri specialisti.Trafelati messaggi si incro-
            ciano da e per tutte le direzioni.Tra mezzogiorno e mezzogiorno e mezzo, tuttavia, il tornado si placa; la maggior parte dei
            camici sparisce, quasi inghiottita dalla tromba delle scale.
            “All’una, sullo scenario, poco fa tanto animato, si distende una greve pace … Dopo quell’ora non si fa più una lastra, più un
            esame, più un’applicazione radiologica, più una medicazione un po’ impegnativa, più un consulto, più un ricovero, più una car-
            tella clinica. Insomma più nulla, salvo qualche iniezione e aspettare” (pag. 72).
            “Noi diventiamo ogni giorno di più una cartella clinica che si ingrossa via via, s’affardella di sempre nuovi documenti, respon-
            si di laboratorio, lastre, grafici, e tutto l’insieme costruisce una verità fragile, deperibile, perché si riferisce sempre allo stato di
            conoscenze di quel momento … il medico sente, di fronte a tutto ciò, l’inutilità della parola buona, della partecipazione emo-
            tiva al dramma dell’ammalato” (pag. 79).



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