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Intervista al Prof. Pier Luigi Prati


                                                  di ALESSANDRO BOCCANELLI

            25 gennaio 1972: avevo appena compiuto 25 anni, mi ero
            laureato l’anno prima e già da medico interno avevo matu-                    Ü
            rato la passione per la Cardiologia. Quella mattina avevo         Ü
            parlato con un giovane Primario di Ancona, tale Professor
            Prati, a cui ero stato indirizzato perché mi avevano detto
            che aveva messo in piedi un Centro di Cardiologia di livel-
            lo molto avanzato. Ero uscito dal colloquio con lo stato d’a-
            nimo immaginabile di un giovane a cui era stato detto che
            in quel posto avrebbe trovato quello che desiderava: una
            Cardiologia moderna, un centro di ricerca e un maestro.
            Avevo preso una stanza ammobiliata presso una famiglia
            del Centro Storico. Quella notte ci fu quello che ad
            Ancona chiameranno sempre “il sisma”. Un terribile terre-
            moto che mi fece passare in macchina tutta la notte, al
                                                                     Ospedale Cardiologico di Ancona.Pier Luigi Prati (freccia a sinistra)
            freddo, insieme con i due miei anziani padroni di casa, con
                                                                         e Alessandro Boccanelli (freccia a destra ) nel 1978
            la neve. Una situazione angosciosa, lontano da casa, dalla
            fidanzata, in un ambiente per me sconosciuto, con la gros-  nata di prestigio, oggi ancora riconoscibile. Personalmente
            sa tentazione di tornarmene a Roma.“Sliding doors”: deci-  ne soffrii perché amavo e stimavo l’Università e le ero
            si di rimanere e fu una scelta felice, perché dette inizio alla  grato per quello che mi aveva dato. Non fu facile lasciarla
            mia lunga collaborazione con il Prof. Prati, al quale rico-  e non fu senza difficoltà inserirsi in un ambiente nuovo, più
            nobbi naturalmente il ruolo di guida e che seguii entusia-  concreto ma anche meno idoneo a coltivare i sogni pro-
            sticamente quando, dopo alcuni anni felici ad Ancona, mi  fessionali della giovinezza. Confortò vedere crescere in
            riportò a Roma al San Camillo.                     Italia una generazione di eccellenti Cardiologi, formatisi
            Il Prof. Prati è profondo, capisce le persone e le situazioni  costantemente ed inevitabilmente all’estero, uniti dal pre-
            al volo ed è capace di vivere anche quelle più difficili con  potente desiderio di dare al nostro Paese una cardiologia
            distacco ironico. Gli ho posto sette brevi domande a cui ha  di cui essere fieri.
            risposto con sette brillanti “pennellate”, secondo il suo stile.
                                                               Gli anni di Ancona. Eravamo tutti molto giovani ed
            Caro Professore, ci può raccontare come ha vissu-  entusiasti: è stato quello il segreto del successo?
            to personalmente la separazione della Cardiologia  Quello di Ancona era l’unico ospedale cardiologico specia-
            dalla Medicina Interna?                            lizzato con tutti i suoi pregi ed i suoi difetti. Lo raggiunsi il
            L’ho vissuta come l’ultimo, grande errore dell’Università  primo luglio 1967, provenendo dal settentrione, quando
            Italiana ed il primo, sorprendente, isolato, grande successo  l’ultimo casello dell’autostrada era quello di Rimini Nord. Il
            dell’Ospedale. Non avrei mai creduto che la miopia di chi  “Cardiologico” di Ancona si presentò come una clinica in
            ci dirigeva e che era stato per noi buon maestro, potesse  periferia, anzi in campagna.Vicino all’ospedale vi era un pol-
            rinunciare ad un progresso tecnologico per difendere pri-  laio che io scelsi subito come monumento a quello che,
            vilegi personali, professionali, alla lunga indifendibili.  contro evidenti difficoltà, ci ripromettevamo di fare.
            La separazione della Cardiologia dalla Medicina Interna era  Davanti a quel pollaio passarono molti valenti medici che
            inevitabile come lo è ora quella dell’Emodinamica dalla  venivano ad insegnare molte cose, ad impararne qualcuna,
            Cardiologia. L’Università fece finta di non accorgersene e  a discuterne tante altre. Questo traffico davanti al pollaio
            pagò un duro prezzo culturale. L’ospedale lo capì e conob-  nasceva dal fatto che eravamo stimati ma anche dall’essere
            be con largo anticipo attraverso la Cardiologia, un’impen-  una delle sole 4 divisioni di cardiologia esistenti in Italia.


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