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D. Quale fu nei primi anni dopo il distacco il rap- D. Quali sono state le altre tappe importanti della
porto con l’Università, e come è evoluto in seguito? sua storia all’interno dell’ANMCO?
R. Inizialmente si creò una certa conflittualità, an- R. Un’esperienza che ricordo molto volentieri è
che se su un piano di correttezza dei rapporti; quella della Direzione del “Giornale Italiano di
Cardiologia”, dal 1991 al 1993. Fu anche quella
un’avventura, anche per le difficoltà logistiche, da-
ta la distanza tra la Segreteria di Redazione loca-
le e quella centrale, e perché cambiava in quel
momento la Casa Editrice e molti meccanismi do-
vettero essere rodati. Credo comunque che alla fi-
ne si sia trattato di un successo, grazie al grande
contributo del Comitato di Redazione locale (for-
mato da alcuni dei miei colleghi del “Cervello”) e
di quello nazionale le cui riunioni sono rimaste
nella memoria di molti componenti come happe-
ning culturali di grande valore. Ho coordinato per
due mandati il Comitato per la Ricerca Clinica
dell’Associazione, e con piacere ricordo il proficuo
lavoro che svolgemmo a metà degli anni ’90 per
la messa a punto dei criteri per la elaborazione
delle linee guida cliniche.
credo che l’aspetto più problematico fosse il sen- Un altro momento di gioioso e lusinghiero ricor-
tire messa a rischio, per l’Università, una leader- do è quello della attribuzione della Targa d’Oro
ship culturale precedentemente incontrastata. In dell’ANMCO. Dissi in quell’occasione – ricordo
seguito il rapporto è divenuto più cordiale. che ero molto emozionato – che la consideravo
un importante riconoscimento per l’intera Car-
D. Lei è stato il primo esponente della Cardiologia diologia Siciliana, e quelle parole erano sincere e
ospedaliera palermitana ad avere un rapporto pari- fondate.
tario con quella nazionale (di cui è presto diventato
un esponente di spicco) ed è tutt’ora il più cono- D. Mantiene ancora un impegno attivo nell’ANM-
sciuto. Come è nato questo rapporto? CO?
R. All’inizio si trattò di un coinvolgimento perso- R. Sì, grazie alla benevolenza dei Consigli Diretti-
nale, legato a conoscenze e rapporti sviluppatisi vi dell’ANMCO continuo ad essere coinvolto in
con singoli eminenti Cardiologi nazionali. Il salto di diverse attività. Ad esempio, faccio parte del Con-
qualità verso un rapporto più organico con la co- siglio di Amministrazione di Heart Care Founda-
munità cardiologica nazionale avvenne con il GIS- tion, all’interno del quale ho una gratificante colla-
SI-1, al quale la Cardiologia del “Cervello” colla- borazione con Carlo Schweiger. Partecipo al GIS-
borò molto attivamente facendosi onore. Venni SI-HF (probabilmente il più importante trial clini-
così cooptato nella leadership del gruppo GISSI, co italiano in corso) con un doppio ruolo: in
rimanendovi fino ad oggi. Debbo annotare con quanto membro della Commissione mista
rammarico che nella proiezione nazionale sono ANMCO/Mario Negri per gli studi GISSI (insieme
stati coinvolti solo pochi dei miei colleghi del “Cer- ad Alessandro Boccanelli, Gianni Tognoni e Maria
vello”, benché a mio avviso tanti altri lo meritas- Grazia Franzosi), che ha varato lo studio, e come
sero. Certamente non sono stato abbastanza effi- chairman dell’End-point Committee del trial..
cace nello stimolarli né abile nel “promuoverli”, ma
da parte loro c’entra anche una certa pigrizia gat- D. Vogliamo fare un passo indietro, tornando alla
topardesca,non rara nei siciliani pur molto dotati. sua formazione professionale?
R. Per quanto riguarda la formazione clinica ge-
D. Quali strade ha seguito il suo personale percor- nerale ho riconoscenza per i Professori di Pato-
so di affermazione in campo nazionale? logia Medica Aldo Turchetti e Giuseppe Schirosa:
R. Vi sono stati due livelli: quello dell’ANMCO, con quest’ultimo ho percorso il mio iter universi-
grazie al legame di reciproca stima e di amicizia tario, e ho avuto l’onore di essere con lui coau-
che si creò con molti dei più autorevoli membri tore della sezione sulle Malattie del Cuore del
dell’Associazione (non faccio citazioni, l’elenco sa- Trattato di Medicina Interna diretto da Ugo Teo-
rebbe lungo) e quello del Mario Negri, con cui si dori nel 1971. Per gli aspetti metodologici della
è realizzato un sodalizio di fondamentale impor- medicina e della ricerca clinica ho avuto il privile-
tanza per me dal punto di vista culturale ed etico. gio di una lunga amicizia con Luigi Pagliaro, tutto-
Devo aggiungere che questi rapporti costituivano ra Clinico Medico nella nostra Università, illustre
anche potenziali accessi al mondo scientifico in- cultore di questi temi. Quanto alla formazione
ternazionale, che in realtà si sono poco concretiz- specificamente cardiologica, il riferimento iniziale
zati a causa della mia limitata dimestichezza con la più importante per me è stato lo splendido trat-
lingua inglese parlata. tato di Paul Wood (seconda metà degli anni ’50).
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