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FORUM       AREA/GRUPPO DI STUDIO ANMCO DI CARDIOLOGIA GERIATRICA?

                                   È GIUSTO PROPORRE LA CREAZIONE DI UNA NUOVA







                 di Francesco Boncompagni

                 Sabino Scardi da persona attenta e lungimirante del mondo cardiologico, ha sollevato recentemente nelle pagine
                 di questo giornale un problema non nuovo, ma di crescente interesse: la complessa gestione del cardiopatico an-
                 ziano.
                 Dopo aver ben esposto le nutrite problematiche connesse all’argomento, e citando anche recenti studi, ci chiede
                 se non sia ormai giunto il momento di proporre in ambito associativo la creazione di una nuova specifica Area
                 ANMCO: quella geriatrica (o almeno un Gruppo di Studio).
                 L’obiettivo dovrebbe essere quello di affrontare in modo costruttivo e competente tutte le problematiche connes-
                 se con 1’anziano cardiopatico.
                 Premetto che le pagine di “Cardiologia negli Ospedali”, nella rubrica “Forum”, saranno ben liete di ospitare com-
                 menti e proposte, dibattiti ed annotazioni sul nascente interesse qui giustamente manifestato.
                 Non vi è dubbio che l’anziano amma-
                 lato rappresenti un soggetto con speci-
                 ficità fisiopatologiche e cliniche così
                 complesse da richiedere spesso ap-
                 procci diagnostico-terapeutici differenti.
                 Tutti sanno quanto è difficile per noi, di
                 fronte ad un cittadino anziano, attener-
                 si alle indicazioni fomite dalle linee gui-
                 da internazionali nei differenti contesti
                 clinici e diagnostici. Spesso, infatti, l’età
                 anagrafica non rappresenta tutto, essa
                 non sempre adeguatamente rispecchia
                 quella che è l’eta biologica. Ma questo
                 potremmo anche considerarlo un
                 aspetto del tutto marginale. La verità è
                 che la variabilità clinica in questi sog-
                 getti è ampia e spesso nascosta.
                 Vi è nel nostro quotidiano vissuto del tanto citato “real world”, un’ampia mutevolezza di condotte cliniche, di scel-
                 te e di differenti approcci. Sembrerebbe insomma che ogni anziano rappresenti di per sé per il medico un pic-
                 colo mondo.
                 Chi è l`anziano cardiopatico dunque?
                 Semplifichiamo: l’unità di una popolazione piuttosto disomogenea, ma che richiede assistenza continua, multisci-
                 plinare, attenta, diversificata e globale.
                 Analizzando i più recenti dati epidemiologici nazionali (Scardi ha citato quelli internazionali) presentati nel feb-
                 braio 2003 in occasione del PT EXPO di Verona, emerge che il numero degli ultraottantenni (“i grandi vecchi”)
                 nei prossimi 40 anni crescerà in Italia passando dagli attuali 1.6 milioni, fino a 4.6 milioni.
                 Da qui l’esigenza di programmare un’assistenza socio-sanitaria adeguata e non solo al crescente numero asso-
                 luto, ma soprattutto a quanti tra questi si ritroveranno non solo cardiopatici, ma anche disabili e non autosuffi-
                 cienti (incidenza prevista del 65%).
                 È evidente che l’approccio assistenziale dovrà essere multidisciplinare e dovrà coinvolgere inevitabilmente più fi-





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