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gure professionali come riabilitatori, fisiatri, psicologi, nutrizionisti, internisti, neurologi, infermieri, ecc.
Rimanendo alle nostre competenze e volendo ad esempio analizzare brevemente qualche aspetto più partico-
lare dell’ampia problematica, proviamo ad analizzare lo scompenso cardiaco cronico. Questo certamente costi-
tuirà una condizione clinica assimilabile ad una futura sfida per noi medici, con ricadute non indifferenti sui costi
terapeutico-assistenziali.
Abbiamo il dovere di organizzarci per far fronte alla crescente richiesta di assistenza offrendo elevati modelli qua-
litativi, corrispondenti agli standard eu-
ropei, che siano anche rapidi, efficaci, ef-
ficienti e sempre appropriati.
Conoscenza, organizzazione, informa-
zione, collaborazione, costituiranno alcu-
ni dei momenti decisivi per vincere que-
ste sfide. Un contributo assistenziale
non trascurabile potrà essere offerto da
iniziative di telecardiologia e teleassi-
stenza, già per altro operative in limita-
te zone del nostro vasto territorio
(DNRCA).
Indubbiamente il problema anziano
non potrà essere limitato solo all’inter-
vento organizzativo, questo rappresenta
il primo passo, restano in ogni modo aperti anche altri interrogativi cui rispondere. Tra questi il ruolo della pre-
venzione primaria con utilizzo di antiaggreganti e statine, il ruolo della prevenzione secondaria ben più oneroso,
attraverso la creazione di una programmata organizzazione territoriale fatta di reti assistenziali riabilitative con
propositi differenti.
Pressante risulta anche la richiesta di
conoscenza delle più idonee strategie
da proporre nella cardiopatia ischemi-
ca nell’ultraottantenne. Questo sentito
problema sarà discusso in un apposito
simposio nell’ambito del nostro prossi-
mo XXXIV Congresso Nazionale di Fi-
renze.
Molti condividono l’idea di preferire nel-
l’anziano ultraottantenne strategie più
conservative ed allora come compor-
tarsi? Trombolisi sì o no? Come affron-
tare l’aumentato rischio emorragico?
Perché è elevata la mortalità comples-
siva? L’angioplatica primaria risolverebbe i problemi nello STEMI? Come trattare con competenza le frequenti coo-
morbilità (diabete, insufficienza renale, malnutrizioni, dismetabolismi ecc.)? Come affrontare lo shock?
Infine vi è il problema del difficile follow-up per il cardiopatico anziano, spesso trascurato. Questo ci deve indur-
re a riflettere guardando al di là della semplice assistenza medico-specialistica.
In conclusione non posso che concordare con Scardi che la dimensione del problema, sia sotto l’aspetto qualita-
tivo, che quantitativo e la sua estrema attualità meriterebbero una maggiore attenzione da parte della nostra
Associazione.
In questo senso andrà tutto il mio personale impegno.
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