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FORUM              STUDIO PER LA CARDIOLOGIA GERIATRICA?

                                  L’ANMCO DEVE CREARE UN GRUPPO DI





                 Le proiezioni della distribuzione dell’età nella popolazione per il prossimo futu-
                 ro indicano negli Stati Uniti per il 2020 un 16.5% di ultrasessantacinquenni (US
                 Census Bureau) (Figura). Identiche proiezioni possiamo immaginare per i paesi
                 dell’Europa Occidentale, compreso il nostro.
                 Ciò comporterà un’epidemia di malattie cardiovascolari con incremento dei ri-
                 coveri ospedalieri, dei decessi e dei costi associati alle cure di queste malattie.
                 Le malattie cardiovascolari infatti rappresentano il maggior problema clinico nel-
                 la terza età, ma fino a qualche anno fa l’età avanzata rappresentava un osta-
                 colo alla loro “cura”.
                 Lo scenario attuale richiede una profonda riflessione sulle strategie più adatte
                 da utilizzare per il prossimo futuro tenendo conto delle limitate risorse econo-
                 miche. È stato calcolato che negli Stati Uniti il costo della cura per gli ultrases-
                 santacinquenni é responsabile di oltre il 40% della spesa sanitaria americana.
                 Numerose sono perciò le problematiche economiche legate agli interventi di ti-
                 po preventivo, alla gestione medica e chirurgica e alle misure assistenziali e ria-
                 bilitative per la terza età.
                 La modificazione dei fattori di rischio, la gestione domiciliare dello scompenso
                 cardiaco, il ruolo della rivascolarizzazione coronarica e della chirurgia valvolare
                 ,la farmacocinetica e la farmacodinamica dei preparati, le interazioni farmaco-
                 logiche della politerapia sono solo alcune delle problematiche che investono la
                 terza età.
                 Attualmente l’uso delle terapie (anche cardiologiche) nella popolazione anzia-
                 na è basato su estrapolazioni di efficacia e sicurezza dei dati ottenuti nei trial
                 condotti prevalentemente sui giovani, infatti, da queste ricerche spesso sono sta-
                 ti esclusi gli anziani. Ma i modelli predittivi, il rischio relativo delle procedure, i
                 benefici a lungo termine e la qualità della cura sono identici nei giovani e ne-
                 gli anziani? Quale il ruolo delle comorbilità nelle decisioni cliniche cardiologiche? Quale l’aspettiva di vita attiva nel singolo pa-
                 ziente geriatrico? Come assicurargli la continuità assistenziale nelle cardiopatie croniche? Negli anziani con patologie croniche
                 avanzate è da preferire la qualità o la quantità di vita?
                 Per la gestione razionale di questi problemi e per realizzare nuovi modelli organizzativi di gestione sono necessari perciò trial spe-
                 cifici per questa fascia di popolazione atti a valutare il reale rapporto costo-beneficio per destinare razionalmente le risorse.
                 L’espansione della popolazione geriatrica, la prevalenza delle malattie cardiovascolari nell’età avanzata, i costi delle procedure car-
                                                                   diovascolari richiedono una profonda riflessione da
                                                                   parte degli operatori sulla utilizzazione delle procedu-
                                                                   re diagnostiche e terapeutiche più avanzate.
                                                                   Il Council della Cardiologia Clinica dell’American Heart
                                                                   Association in collaborazione con l’American College of
                                                                   Cardiology e il National Institute on Aging organizzò
                                                                   una conferenza a Washington DC nel gennaio 2000
                                                                   su alcuni di questi temi (Circulation 2001,104, e39).
                                                                   Credo che anche la nostra Associazione deve prende-
                                                                   re in considerazione il “sistema di cura” dell’anziano e
                                                                   forse non sarebbero affatto inutili un Gruppo di Studio
                                                                   o un’Area che si interessino di questo problema. Cosa
                                                                   ne pensano il Consiglio Direttivo e quello Nazionale?
                                                                                               Sabino Scardi
                                                                                    Centro Cardiovascolare Trieste




               GENNAIO/FEBBRAIO 2003 - N. 131  50
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